Ponte sullo Stretto: dal Governo mano libera su compensi ed assunzioni

Il tetto di 240 mila euro ai compensi per i tecnici che lavoreranno nella società Stretto di Messina per contribuire alla molto eventuale realizzazione del Ponte fra Calabria e Sicilia alla fine è saltato, come era stato anticipato da chi aveva avuto modo di esaminare la bozza del cosiddetto “pacchetto infrastrutture” del decreto omnibus, trapelata domenica pomeriggio tra granchi blu, caro voli, taxi, aiuti alla pesca ed alle zone alluvionate. Dopo giorni di polemiche, ieri sera il Consiglio dei ministri ha approvato la deroga grazie all’articolo 15, quello sulle disposizioni urgenti per garantire l’operatività della società, in cui è previsto che non si applichino alla Stretto di Messina spa quei commi del decreto del 2016 che fissa in 240 mila euro il limite ai compensi massimi per dirigenti e tecnici, per i quali varrà la stessa regola che ha adeguato i compensi dei tecnici chiamati a far parte della società del Giubileo del 2025. È stato il ministro delle infrastrutture, Salvini, a spiegare la ratio del provvedimento alla fine della riunione.
Dice Salvini: se si chiama un ingegnere che lavora all’Anas, o nelle Ferrovie, bisogna garantirgli lo stesso stipendio. Ovviamente, le discussioni degli ultimi giorni sono alimentate anche dal clima infuocato causato dalla brutale cancellazione del Reddito di cittadinanza, e dalla battaglia sul salario minimo, che secondo il centrosinistra sono i segni del disprezzo che il governo mostra verso il dovere di solidarietà sociale e di una sia pur minima applicazione del principio di uguaglianza. C’è da dire che il già citato articolo 15 fa della Stretto di Messina un unicum fra le società a capitale pubblico, chiamate invece a rispettare il tetto di spesa ed anche quello sulle assunzioni di personale. E sebbene Salvini parli di dirigenti e tecnici, nel testo si fa riferimento ad amministratori, titolari e componenti degli organi di controllo, dirigenti e finanche dipendenti della società. La cui remunerazione, oltretutto, è svincolata dai risultati di bilancio raggiunti. Per quanto riguarda la gestione del personale, la Stretto di Messina potrà andare oltre i limiti ai quali sono vincolate le società a partecipazione pubblica per quel che riguarda il lavoro, le retribuzioni, e persino i princìpi di economicità e trasparenza. E che al vertice della società ci sia ancora una volta Pietro Ciucci rende tutto ancor più singolare. Non sappiamo se il Ponte verrà mai costruito, e ci permettiamo di dubitare che ciò possa avvenire, ma nella vicenda dell’ultimo mezzo secolo del progetto del Ponte c’è una costante che sembra esserne la vera essenza: vale a dire la distribuzione di incarichi, consulenze, posti di lavoro, insomma, di soldi. A cinque mesi dalla rinascita della concessionaria, questo pacchetto di deroghe offre proprio l’impressione che, malgrado il trascorrere del tempo, ci sono cose che restano immutabili.