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Addio Otello Profazio, scomparso ad 88 anni il più famoso interprete folk del Meridione

Addio Otello Profazio, scomparso ad 88 anni il più famoso interprete folk del Meridione
Ancora un poco ed avrebbe tagliato il traguardo dei 90. Ci teneva, le cifre tonde gli piacevano, e poi manteneva intatte curiosità, verve polemica, ironia, ed i nipoti erano un più che valido propellente per alimentare la voglia di vivere. Otello Profazio, invece, ha voluto farci questo scherzo di andarsene nei giorni più arroventati di quest'anomala estate, ed il pensiero va alla sua casa-museo a Pellaro, nella quale custodiva i ricordi di una vita intensissima e di un talento che non ha ottenuto la luce piena che avrebbe meritato. Se non, come è capitato a molti altri, proprio sul viale del tramonto. Interprete di canzoni della tradizione calabrese e di altre regioni del Sud, si era innamorato delle poesie di Ignazio Buttitta, e le aveva musicate. Negli anni '60 e '70 ha anche riscosso una buona notorietà: in quegli anni la Rai, nelle scelte all'interno dei programmi musicali, era più libera, meno ostaggio delle case discografiche e dei produttori. Sicchè si può agevolmente ritrovare in rete il video del 1964, durante la trasmissione 'Questo e quello', in cui si esibisce con Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Lino Toffolo. 25 album, due raccolte, un'attività discografica che è andata avanti fino al 2018: anno magico il 1974 quando il suo “Qua si campa d'aria”, raggiunse e superò il milione di copie vendute, unico tra i cantanti folk dialettali capace di un record del genere, che per lui valeva più di ogni altra cosa. Poi, nel 2016, era arrivato il Premio Tenco, consegnatogli al Teatro Ariston di Sanremo. Medaglia certo prestigiosa ma forse troppo tardiva. Polemico, critico, finanche fegatoso, si sfogava dalle colonne della Gazzetta del Sud con le sue Profaziate, che ci aveva poi dato l'onore di registrare in video, sempre da casa sua col nostro Vittorio Vetrano, e che abbiamo trasmesso fino ad oggi. Continueremo a farlo anche in replica, se i familiari saranno d'accordo, per mantenerne viva la memoria. Telefonava Otello, telefonava spesso, per i motivi più importanti o più banali, anche solo per sapere che fine avevi fatto se non ti vedeva in video. Andava a velocità ridotta, come tutti gli anziani, rispetto alle persone, per così dire, attive, sicchè quelle telefonate spesso erano talvolta un impiccio. Sicuramente ci compativa e ci commiserava, invece, conscio che il meglio è passato e che lui, di quel meglio, aveva attraversato un periodo fantastico, irripetibile. Meritandoselo.