VIDEO | «Fare il sindaco è un lavoro difficile e pericoloso»: in Calabria nel 2022 registrate 42 intimidazioni

Sono 326 gli atti intimidatori, di minaccia e violenza (-25% rispetto al 2021, quando furono 438) rivolti nel 2022 contro sindaci, assessori, consiglieri comunali e municipali, amministratori regionali, dipendenti della Pubblica Amministrazione: il dato emerge dal rapporto “Amministratori sotto tiro” pubblicato da Avviso Pubblico. 2 casi su 3 (ovvero il 66%) sono stati censiti nell’area Sud-Isole: la Sicilia è il territorio più colpito del 2022 con 50 casi censiti. A seguire Campania (49), Puglia (48) e Calabria (42). Il 21% dei 326 casi censiti da Avviso Pubblico nel 2022 sono avvenuti in Comuni che in un passato più o meno recente sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Questi atti intimidatori hanno coinvolto ben 44 Comuni tra cui Cirò Marina (in provincia di Crotone) dove il sindaco e presidente della Provincia, Sergio Ferrari, è finito sotto scorta, a seguito delle minacce ricevute nel corso dell’estate. Nel 2022 sono stati 11 gli Enti locali sciolti in conseguenza di fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso, tra questi Cosoleto e Portigliola (Reggio Calabria), Soriano Calabro (Vibo Valentia).
Nello specifico, benché la Calabria abbia fatto registrare negli ultimi anni un numero di casi censiti in progressiva diminuzione, colpisce la gravità delle tipologie di intimidazione utilizzate: incendi, aggressioni e invio di proiettili. Nel mirino finiscono molto spesso anche ditte e aziende chiamate a svolgere lavori sui territori: lo scorso anno si è assistito ad un elevato numero di incendi, soprattutto tra Cosentino e Vibonese.
Vi è inoltre una stretta correlazione tra atti intimidatori ed Enti locali sciolti per mafia in Calabria: dei 31 Comuni colpiti da minacce, aggressioni e intimidazioni nel 2022, ben 15 sono stati oggetto di uno o più scioglimenti per infiltrazioni mafiose. Una correlazione emersa anche nel corso del 2021, quando dei 29 Comuni colpiti, 15 erano stati sciolti in passato per mafia, anche più volte. Con i suoi 131 scioglimenti decretati dal 1991 al 30 aprile 2023, la Calabria è la prima regione in Italia davanti a Campania (117) e Sicilia (90) e detiene anche il primato per numero di Enti locali sciolti più di una volta (31). Nel decennio 2013-2022 la Calabria ha subito una media di oltre sei scioglimenti l’anno (63 complessivi nel periodo). A
Platì (Reggio Calabria) nel mese di gennaio è stato incendiato il portone del Municipio. A San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria) viene bruciata nella notte l'auto di servizio della Polizia Municipale. Stessa sorte a San Luca (Reggio Calabria) per l'auto di proprietà dell'assessore comunale all'Urbanistica Francesco Cosmo. Dalle carte dell’inchiesta Nuova Linea, sono emerse le reiterate minacce perpetrate dalla ‘ndrangheta nei confronti del Comandante della Polizia Locale di Bagnara Calabra (Reggio Calabria), Rosario Bambara. Persone non identificate hanno incendiato l'automobile dell'assessore comunale ai Lavori pubblici di Cassano allo Ionio (Cosenza), Leonardo Sposato, così come la vettura del sindaco di Falconara Albanese (Cosenza), Franco Candreva, o quella di Domenico Lacava, capogruppo al consiglio comunale di San Giovanni in Fiore (Cosenza).
Nel mese di luglio Francesco Coco, ex sindaco di Roccabernarda (Crotone), più volte minacciato negli anni passati, è stato ricoverato in gravi condizioni a seguito di una violenta aggressione subita nella notte mentre stava rientrando a casa. Un mese più tardi il sindaco di Cirò Marina (Crotone) e presidente della Provincia, Sergio Ferrari, finisce sotto scorta. La misura è stata disposta dalle autorità a seguito delle minacce che lo stesso presidente dell’ente intermedio avrebbe ricevuto alcune settimane prima. A Dasà (Vibo Valentia) il sindaco Raffaele Scaturchio viene aggredito all’interno del Municipio. Dopo il pestaggio gli aggressori hanno vandalizzato locali e arredi prima di allontanarsi.
I dati per il 2022 per la Calabria, dopo un aumento esponenziale del fenomeno durante la pandemia, segnano un calo riallineandosi ai dati pre-pandemia. Tuttavia ci raccontano la pervasività territoriale del fenomeno con 5 Province, 31 Comuni colpiti, 42 atti intimidatori.
«Il dato calabrese, che presenta numeri di intimidazione inferiori rispetto all’anno precedente, non deve assolutamente rassicurare poiché oggi le mafie intimidiscono e condizionano attraverso nuove forme di violenza non eclatanti – spiega Giuseppe Politanò, vicesindaco di Polistena e coordinatore regionale di Avviso Pubblico –. C’è un mondo sommerso di minacce e prepotenza che tende a generare paura negli amministratori pubblici e nelle imprese impegnate nell’esecuzione di lavori pubblici. È importante che questi dati attivino processi di partecipazione attiva delle comunità locali perché ogni amministratore lasciato solo nell’espletamento del proprio mandato diviene un “bersaglio facile” sia sul piano della violenza fisica sia della violenza psicologica».Di seguito Politanò ricorda la prima Marcia Nazionale degli Amministratori sotto tiro svoltasi a Polistena il 24 giugno 2016. «Quell’evento – dice ancora il vicesindaco – ha testimoniato quanto le buone pratiche amministrative, diffuse e condivise, possono essere un segnale importante di unità nel processo di liberazione dalla ‘ndrangheta. Gli oltre 40 atti intimidatori in Calabria nel 2022 lanciano un messaggio chiaro: sostenere chi è in prima linea e svolge la propria missione politica a testa alta e con la schiena dritta e contestualmente analizzare e approfondire per conoscere contesti e situazioni perché scegliere di stare dalla parte della legalità e della Costituzione deve essere una scelta radicale fatta di coerenza e costanza».
«Fare il sindaco era, e resta, un lavoro difficile e talvolta pericoloso»: è stato riferito durante la presentazione del rapporto nella sede romana della FNSI. «Il calo delle intimidazioni di questi ultimi anni può rappresentare un segnale positivo – spiega il presidente di Avviso Pubblico, Roberto Montà - ma non possiamo permetterci di abbassare la guardia. Come emerge dall’analisi dei dati presenti nel Rapporto, è necessario osservare questa tendenza con estrema cautela. Sia in relazione alle intimidazioni che non sono di dominio pubblico - e, dunque, non sono state censite in questo Rapporto - sia rispetto alle minacce subite, ma non denunciate, da amministratori locali e dirigenti degli Enti locali. La cosiddetta “cifra oscura”».