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L'EDITORIALE Catanzaro ha bisogno di una rottura vera, profonda, strutturale con il proprio passato. Ognuno dica...

L'EDITORIALE Catanzaro ha bisogno di una rottura vera, profonda, strutturale con il proprio passato. Ognuno dica...
Catanzaro ha bisogno di una rottura vera, profonda, strutturale, e direi addirittura rivoluzionaria con il proprio passato. Non servono imbellettamenti fine a se stessi, né è utile seguire logiche inadeguate scimmiottando contesti più evoluti e quindi non utilizzabili come modello. Ritorno sull'argomento perché dopo il mio editoriale dell'altro giorno, con il quale mi rivolgevo al sindaco Nicola Fiorita, ho ricevuto molti messaggi e telefonate. E quindi voglio spiegarmi ancora meglio, anche se in maniera più breve. Catanzaro è una città in crisi profonda: economico-sociale, d'identità, di ruolo effettivo e riconosciuto, sul fronte delle principali infrastrutture e di servizi fondamentali. Questa situazione non è dovuta al caso ma alla responsabilità pesante di tante classi dirigenti, di una fetta importante di alta borghesia poco illuminata ed egoista, del mancato superamento e attacco, in passato, di vasti fenomeni clientelari, di devianza civile, di privilegi immeritati e di rapacità che non sono stati secondi a nessun'altra area della Calabria. Nei decenni la natura bizantino-borghese del capoluogo di regione ha solo vestito di ipocrisia e di abiti firmati, di atmosfere salottiere, di trucco coprente e di finta eleganza l'inadeguato o lo sporco che la attraversava, facendo a pezzi meritocrazia e diritti. Per quanto mi riguarda ho solo due assiomi: fiducia nella magistratura e rifiuto categorico, direi immorale, di riversare solo su qualcuno (troppo facile questo giochetto) responsabilità storiche che sono diffuse, ampie, radicate, volute e pensate. Nicola Fiorita, per come lo conosco, è una persona colta e perbene. Potrà essere ricordato come un ottimo sindaco se neanche si avvicinerà al rischio di essere fagocitato dalla corte bizantina, magari inconsapevolmente perché spinto a occuparsi di una valanga di emergenze che non sono sua responsabilità. Nicola Fiorita, a mio avviso, può e deve essere un sindaco di rottura, prima culturale e poi politica, con visione alta e sguardo al futuro, al Sud, all'Italia, all'Europa. Catanzaro può e deve diventare un laboratorio politico-culturale di discontinuità vera, e non immaginare in alcun modo di soffocare ancora in possibili riti gattopardeschi. In questi mesi ho incontrato tante persone che hanno votato Fiorita al ballottaggio da cittadini semplici, che pensano e osservano, e che preferiscono non esporsi, vivendo una dimensione privata di tutto rispetto. Si badi bene, e lo dico senza remore. Ritengo che anche Valerio Donato, persona di grande spessore, abbia le stesse caratteristiche. La differenza è che Donato rispetto al suo collega divenuto sindaco ha immaginato di poter governare un teatro politico che presentava maggiori contraddizioni interne ed esterne. Contraddizioni che però sono sempre in agguato. Ora Fiorita ha il dovere di non fare passi indietro, ma di rilanciare sulla sua proposta originaria chiedendo libere adesioni di rottura, di cambiamento, di rinnovamento nei contenuti e nei metodi. Mi scuso per la volontaria schematizzazione un po' manichea e che non tiene conto dei diversi colori dell'arcobaleno. Ma non voglio essere prolisso. Do un consiglio non richiesto: è giunto il momento di coagulare il meglio del capoluogo, senza preconcetti e senza steccati sciocchi in un mondo in evoluzione più rapida del pensiero di tutti noi. Ognuno si metta la mano sulla coscienza e dica, ora, e anche indipendentemente dalle ormai lontanissime elezioni comunali: io che voglio fare, io da che parte voglio stare. Ora, non ieri. Per una svolta storica e dirimente, ma anche contro un certo passato chiamato prima o poi a rispondere dei propri errori. (Massimo Tigani Sava)