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L'EDITORIALE Catanzaro e i suoi drammi persistenti, il ruolo di Fiorita dopo Abramo, l'urgenza di visioni strategiche

L'EDITORIALE  Catanzaro e i suoi drammi persistenti, il ruolo di Fiorita dopo Abramo, l'urgenza di visioni strategiche
Le emergenze di Catanzaro sono strutturali, ataviche, gravi, serie, preoccupanti. Non è sufficiente una buona amministrazione (sempre che i cittadini la valutino tale), ma occorrono azioni politiche strategiche rispetto alle quali mi rivolgo al Sindaco Fiorita, alla sua Giunta, al gruppo di persone che stanno più vicine al primo cittadino nell'elaborazione e programmazione quotidiana del lavoro. Parto da due fatti specifici che devono indurre tutti a ragionare. Nei giorni scorsi (e ne sono una delle vittime assieme a tanti miei vicini di casa e di quartiere), un'alluvione ha messo in crisi interi rioni, causando danni gravi, disagi enormi, problemi a tanti cittadini. Ancora una volta, e non certo per colpe specifiche di questa amministrazione insediatasi da pochi mesi, è stata messa in chiara luce una delle piaghe storiche di Catanzaro: una gestione del territorio errata, carente, forzata, sbilanciata. Facciamo una semplice passeggiata lungo la statale jonica 106 che attraversa il quartiere marinaro dal passaggio a livello delle Ferrovie alla rotatoria cosiddetta del centro commerciale che apre le porte della città a Bellino e a Barone, con deviazione verso il cavalcavia di Giovino per un rapido tour sulla stradina che un tempo serviva poche abitazioni e che oggi è un'arteria fondamentale della città. Pur non essendo ingegneri o urbanisti, capiremo che c'è tantissimo da cambiare per invertire l'amaro destino di una città fatta male e forse mai pensata. Catanzaro continua sia a essere fatta male, sia a farsi del male. La pressione urbanistica su Giovino cresce e le infrastrutture viarie restano quelle dei Ragazzi della via Pál che, come me, raggiungevano le poche ville esistenti, tra pineta e uliveti, percorrendo una strada sterrata. Dopo decenni la strada è sempre la stessa, con tratti di asfalto, buche e avvallamenti che ad ogni pioggia (non alluvione) creano pozzanghere fastidiosissime e talora pericolose, ma con una miriade di case, palazzi, servizi e ville in più. Si continua a costruire, certo in maniera lecita, ma il progetto urbanistico qual è? Ci vuole un genio per capire che da qui a pochi mesi si accentuerà un fenomeno già evidentissimo di traffico automobilistico non più sopportabile? Io sin dall'età di sei anni abito nel quartiere marinaro. Ricordo che l'ultimo stabilimento balneare era quello collocato a ridosso del porto, lato Casciolino. Da tempo Giovino d'estate vede funzionare circa quindici stabilimenti balneari e la densità abitativa cementificata è cresciuta in maniera spropositata. Sviluppo, ok. Ma come è stato guidato e pensato questo sviluppo? Creando prima la viabilità e le altre infrastrutture necessarie? No! E si continua a procedere così, certo non per colpa del sindaco Fiorita, ma per decenni e decenni di modi di fare errati che non hanno un colpevole, ma che rappresentano, nel complesso, il fallimento di tante classi dirigenti. Ora però dobbiamo chiederci: si sta per invertire la rotta? Non lo so, aspetto di capirlo. Se si esce da Giovino e si percorre l'indicato tratto di statale 106 jonica, sempre la stessa dal Dopoguerra, si nota il perdurare di un'idea di sviluppo (chiamatelo così se proprio non vi vengono i brividi!) lungo i margini di una strada piccola, stretta, insufficiente, soffocata e oggettivamente pericolosa, così come tutta la statale jonica ormai per antonomasia. Si è invertita la rotta? Da quello che vedo ora no. E l'alluvione ci ha spiegato, a meno che non si voglia restare sordi, che le scelte del passato, e in parte anche recenti, non ci hanno consegnato una città vivibile. Potrei continuare all'infinito, ma mi fermo qui e passo ad altro segnale preoccupante. Leggo sulle cronache locali che alcuni commercianti di corso Mazzini non avrebbero ben recepito l'idea dell'isola pedonale in centro. Secondo me hanno ragione, e vi spiego perché. Catanzaro è una città in forte crisi e non sarà il solo auspicabilissimo successo della squadra di calcio a guarire questo male. Catanzaro vive una crisi economica spaventosa, così come l'intera Calabria, quasi tutto il Sud e una buona parte d'Italia. Ne risentono in maniera tremenda le imprese, che da noi in genere sono piccole o piccolissime, gli artigiani, i commercianti, i lavoratori autonomi, gli stipendiati con redditi bassi. Peggio ancora stanno sottoccupati e disoccupati che sono una marea. Ma davvero qualcuno pensa che per cambiare le sorti di Catanzaro basti immaginare una Ztl stile centri storici del Nord Italia, o animare vie e viuzze con degli spettacoli natalizi? Attenzione poi a non confondere le vere politiche culturali con l'intrattenimento anche se di qualità! Io da sempre inseguo progetti che possano avere peso strutturale, cioè in grado di accompagnare azioni di sviluppo vere, concrete, misurabili, decisive nel mutare rotta. Ecco perché non ho mai ritenuto che anche l'organizzazione assidua di spettacoli e intrattenimento, anche se con apprezzabile approccio o “copertura” culturale, siano sufficienti a modificare la struttura economico-sociale né di una città capoluogo né di una regione che devono affrontare emergenze di rilevanza storica. Sto ascoltando autocelebrazioni ripetitive che mi sembrano eccessive. Se fosse vero quello che dicono, oggi Catanzaro, dopo decenni di questo modo di fare, dovrebbe essere ben altro, prospera, felice, con un tessuto sociale ricco. Non è così. E se la devo dire tutta, e purtroppo per alcuni sto anche rispolverando matrice e studi marxiani, ritengo che anche un Politeama pieno di gente che se lo può permettere non sia indicatore chiaro e netto di generale crescita economico-sociale della città. Potrebbe addirittura significare, talora, l'arroccamento, in un'acropoli che non ha allo stato prospettive di un futuro roseo, di ceti sociali molto abbienti in una condizione di perenne (e inconcludente sul piano economico-sociale) memoria ottocentesca o novecentesca. Memoria di atmosfere del tempo che fu, ma che non fu mai il tempo di tutti ma sempre di alcuni, anche con tono autoreferenziale. Ci dobbiamo chiedere: ma se alcuni commercianti non ritengono adeguata l'isola pedonale il problema vero qual è? Il problema vero sta nella crisi del commercio al dettaglio che è globale, ma che è gravissima soprattutto in una città calabrese qual è Catanzaro con un suo centro storico che non ha più l'attrattività dei decenni passati. Perché si sono fatte altre scelte, perché i mutamenti epocali non sono stati governati e guidati, perché oggi un commerciante ha quasi la sola speranza di vendere nei periodi potenzialmente ottimali, qual è il Natale, dovendo farlo in tempi ridotti e quindi avendo bisogno che passi gente davanti alle proprie vetrine. E chi l'ha detto, poi, che quella stessa gente che gode della pur giusta (in teoria) creazione dell'isola pedonale, sia la stessa che spende o ha intenzione di spendere nei negozi raggiungibili a piedi? E chi l'ha detto che le persone che raggiungono piazze colorate con luci e spettacoli siano disposte e pronte ad acquistare? È stata fatta un'analisi attenta delle condizioni di vita degli abitanti del centro storico, per capire se ad esempio (e in che percentuale) sono molto benestanti e le spese le fanno magari a Roma o a Milano, quando un tempo le facevano a Catanzaro? Ci si è chiesti se i partecipanti agli spettacoli vengono da fuori città, dagli stessi quartieri periferici del capoluogo, da altre province o addirittura da regioni limitrofe? Chi frequenta oggi il centro storico di Catanzaro o è disposto a frequentarlo? Oppure qui si sta giocando inconsapevolmente (lo dico in senso buono e nobile) ad un gioco a perdere: spostare potenziali acquirenti (sempre che ci siano!) dai centri commerciali al centro storico o dal quartiere Lido al centro storico? La vogliamo promuovere un'analisi scientifica su cosa può e deve essere il commercio nella città capoluogo, ristorazione compresa? Vogliamo studiare i flussi? Vogliamo dare un'identità certa a Catanzaro? Vogliamo analizzare le cause ormai ataviche della sua crisi profonda e capire come le si può affrontare senza viaggiare a vista? Non sarà un'overdose di spettacoli (grandi, piccoli, buoni, meno buoni...) a costruire una Catanzaro migliore e diversa. Servono, invece, politiche strategiche e adeguate, per l'urbanistica, la cultura, il commercio, il lavoro che manca, il superamento della povertà diffusa, le imprese... Concludo dicendo che temo, e lo dico sia al presidente della Regione Occhiuto, di centrodestra, sia al sindaco di Catanzaro Fiorita, di centrosinistra, e che ho votato con grande convinzione, che occorre al più presto aprire una Vertenza Calabria e una Vertenza Catanzaro a Roma, a Milano e a Bruxelles. Non è spendendo milioni di euro per un'iniziativa promozionale alla stazione centrale di Milano che rifonderemo il turismo calabrese. Mi chiedo perché si continuino a fare cose del genere. A proposito: che risultati si sono avuti da quel famoso spot di cui la stampa parlò tanto? Lascio al mio editore e agli altri colleghi giornalisti le analisi sulla Calabria, e rimango a Catanzaro. Sono certo che il sindaco Nicola Fiorita, intellettuale che legge molto, abbia tutti gli strumenti culturali per invertire subito la rotta della sua amministrazione. A Catanzaro e ai Catanzaresi bisogna innanzi tutto dire la verità e le verità in faccia, che purtroppo sono amare. Qui di bacchette magiche non ne ha nessuno. La storia di Catanzaro ci dice chiaro chiaro che il benessere è stato prodotto solo per pochi privilegiati. Il resto è un dramma collettivo che è di fronte agli occhi di tutti. Stabilite le verità occorre poi passare alle battaglie politiche strategiche. Quelle vere, pesanti, in grado di modificare i destini di una comunità. Catanzaro ha gli uomini, le intelligenze e il ruolo per farlo. Ma deve farlo. Sergio Abramo ha amministrato tanto ed ha fatto ciò che la sua formazione gli ha dettato di fare. Credo, e l'ho scritto già, ed è il motivo per il quale mi sono speso apertamente per Fiorita, che in estrema sintesi ad Abramo sia mancata la visione strategica. Molta tattica, talora anche efficace, ma assenza di strategia. All'amico Nicola Fiorita dico: non rischi di commettere lo stesso errore politico, anche perché questa volta i tempi saranno inevitabilmente più veloci! Sono certo che Fiorita ce la possa fare, ma ora deve farlo. (Massimo Tigani Sava)