Ergastolo ostativo, Di Matteo: "Paradossale che autori delle stragi di mafia possano avere benefici"

"Il Consiglio superiore della magistratura deve essere sempre, non solo a Catanzaro, attento a cercare di garantire non soltanto l'indipendenza e l'imparzialità della magistratura, ma anche l'apparenza dell'indipendenza e dell'imparzialità della magistratura. I cittadini hanno diritto, nel momento in cui si rapportano alla magistratura, di poter pensare che i magistrati siano autonomi e indipendenti rispetto a ogni altro potere, istituzionale ma anche illegale". Lo ha detto il consigliere del Csm Antonino Di Matteo, in occasione del convegno "Ergastolo ostativo - Il problema e le implicazioni costituzionali", organizzato dal dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia, dal centro di ricerca Rapporti privatistici della Pubblica Amministrazione, dalla scuola di Alta formazione dell'Università e dalla struttura di formazione decentrata presso la Corte d'Appello di Catanzaro. "Il tema dell'abolizione dell'ergastolo, inteso come fine pena mai - ha affermato Di Matteo - è un tema che è stato sempre a cuore alle mafie, ai vertici di Cosa Nostra e non solo di Cosa Nostra fin dai tempi in cui una riforma in tal senso costituiva uno degli obbiettivi della campagna stragista tra il 1992 e il 1994. Oggi il paradosso è che proprio uno di quelli che sono stati condannati per avere organizzato ed eseguito quegli attentati, potrebbero accedere ai benefici e uscire dal carcere. A distanza di 30 anni da quelle stragi potrebbero essere liberati proprio coloro i quali sono stati condannati per le stragi. Da questo punto di vista credo che il decreto legge sia un segnale di attenzione importante nella lotta complessiva al sistema mafioso, è sicuramente un decreto che potrà essere migliorato ed emendato in fase di conversione in legge". Bisogna tenere alta l'attenzione, secondo Di Matteo, su eventuali ricatti che la mafia potrebbe mettere in atto nei confronti della politica sul tema dell'ergastolo ostativo. La mafia, infatti, secondo il magistrato, si aspetta che la politica abolisca l'ergastolo, oltre all'attenuazione del 41 bis, ma anche il ridimensionamento die poteri d'indagine del pubblico ministero e di qualsiasi altro strumento in grado di scoprire qualsiasi tipo di rapporto tra la mafia ed ogni altro potere. "Oggi - ha concluso Di Matteo - stiamo assistendo al paradosso per cui collaborare con la giustizia non conviene più o comunque non è così conveniente dal punto di vista delle conseguenze processuali e penitenziarie rispetto a quanto lo fosse prima. Non credo che possa passare l'idea che lo Stato non è in grado di proteggere un collaboratore di giustizia".