L'EDITORIALE Durissimo colpo alla ʹndrangheta cosentina. Chi plaude a Gratteri, alla Giustizia e alle Forze dell'ordine, e perché!

La 'ndrangheta esiste, opera attivamente, è sempre più forte e radicata, anche in provincia di Cosenza e nella stessa città bruzia. La 'ndrangheta in Calabria non è insediata solo a Reggio, nella Piana, nella Locride, nel Vibonese, nel Crotonese, nel Lametino, ma è ovunque. Lo Stato, però, c'è e risponde, reagisce, dà speranza ai cittadini, difende il rispetto delle regole. I contenuti della conferenza stampa tenuta ieri mattina nei nuovi locali della Procura Distrettuale di Catanzaro avrebbero meritato l'immediato plauso di tutta la delegazione parlamentare calabrese, di tutti i consiglieri regionali, dei rappresentanti delle principali istituzioni che governano il territorio, di tutti i partiti con in testa i leader nazionali, di tutti i sindacati, di tutte le organizzazioni di categoria. Quale migliore occasione, proprio in una campagna elettorale dedicata al rinnovo di Camera e Senato, per urlare espressioni forti! Qualcuno in verità si è già mosso in questa direzione, e qualcun altro magari lo farà a breve. Nel complesso, finora, si è visto poco, troppo poco. Eppure ieri nella saletta del restaurato e suggestivo Convento dei Frati Minori degli Osservanti c'era lo Stato. Alti rappresentanti di tutte le forze dell'ordine si sono riuniti a Catanzaro per far capire, in maniera tanto ferma quanto decisa, che la 'ndrangheta è destinata a soccombere. E così i suoi amici, i suoi complici, i suoi servi, comprese le porzioni infedeli di un contesto economico-sociale che è stato troppo permeabile. Le ordinanze di applicazione di misure cautelari firmate dal Gip di Catanzaro (non dalla Dda, quindi, che le ha solo richieste) sono 203, di cui 139 hanno previsto la detenzione in carcere e 51 gli arresti domiciliari. Tanti gli indagati. Per ognuno di questi soggetti incappato nell'articolatissima inchiesta guidata dal Procuratore Nicola Gratteri, e che ha visto impegnati uomini di primo livello dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, si apre, grazie alla Costituzione e alle Leggi della Repubblica, un percorso che prevede il pieno rispetto del principio di non colpevolezza fino a eventuale sentenza passata in giudicato. A partire dagli interrogatori di garanzia, che si svolgeranno proprio in queste ore, per passare al Tribunale della Libertà e poi alle diverse fasi dei processi. Rinviamo per un attimo, perché ci torneremo a breve, il ragionamento sui nuovi provvedimenti che di fatto impediscono alla stampa di approfondire, assieme alla magistratura e alle forze dell'ordine, i particolari di un lavoro lungo e difficile che ha consentito di costruire la più grande operazione antindrangheta mai condotta in provincia di Cosenza. Quasi che da subito gli avvocati difensori non abbiano il pieno diritto di convocare autonome conferenze stampa per dire la loro, o di contattare i giornalisti per spiegare e precisare, o anche per chiedere integrazioni e rettifiche. Una democrazia non morirà mai d'informazione, e non è un caso che proprio per poter attribuire l'appellativo di “totalitario” a un qualsivoglia governo del pianeta si parte dalle restrizioni alla libertà d'informazione. L'inchiesta “Sistema” è e rimarrà un punto di riferimento assoluto, al di là del percorso processuale dei singoli e dell'individuazione delle specifiche responsabilità di ognuno, compito che spetterà a tanti giudici indipendenti.
Ieri, ricordiamolo ancora, a Catanzaro c'era lo Stato. Elenchiamo i presenti alla conferenza stampa: il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri; il procuratore della Repubblica aggiunto di Catanzaro, Vincenzo Capomolla; il direttore centrale anticrimine della Polizia di Stato, prefetto Francesco Messina; il comandante dello Scico della Guardia di Finanza, generale di brigata Antonio N. Quintavalle Cecere; il comandante regionale Calabria della Guardia di Finanza, generale di divisione Guido Mario Geremia; il comandante della Legione Calabria dei Carabinieri generale di brigata Pietro Francesco Salsano; il comandante provinciale di Cosenza dei Carabinieri, colonnello Saverio Spoto; il capo della Squadra Mobile di Cosenza, Angelo Paduano. Erano tutti lì, davanti alle telecamere, perché è importante che ad ogni calabrese, ad ogni famiglia, ad ogni cittadino italiano giungano messaggi giusti e positivi: nessuno scelga la via della 'ndrangheta, perché si finisce in galera! E questo ragionamento vale soprattutto in una fase storica in cui la 'ndrangheta ha inquinato pezzi importanti di società e di economia, approfittando di amministratori e burocrati infedeli, di imprenditori disonesti e collusi, di quel groviglio di interessi sporchi e deviati che per semplificare definiamo “massomafia”.
Qualcuno si chiede perché la maggioranza della stampa più attenta sia dalla parte di Nicola Gratteri, dei magistrati e delle forze dell'ordine. La risposta è semplice: perché sono lo Stato e perché rischiano la vita ogni giorno per tutelare le nostre libertà. Da oggi, molto probabilmente, e a prescindere dalle responsabilità di ognuno che giudici indipendenti valuteranno con la massima serenità possibile, anche in provincia di Cosenza si respirerà un'aria più sana e pulita, sgombra da falsi miti. Proprio perché lo Stato ha dimostrato di esserci, spiegando che delinquere senza scrupoli non è la scorciatoia per diventare ricchi e non faticare, ma la strada più breve per finire in galera!
Immagine pubblicata: un momento della conferenza stampa di ieri