L'EDITORIALE Nicola Gratteri non lo intimoriscono, non lo fermano, non lo condizionano, non lo piegano. Le ultime apparizioni in Tv

Nicola Gratteri non lo intimoriscono, non lo fermano, non lo condizionano, non lo piegano. Lo attaccano ma lui lavorerà di più. Sa convivere con la paura di poter essere ammazzato, ma la gestisce, perché non riuscirebbe mai a essere vigliacco. Gratteri è un tenace uomo del Sud. Gli ho riconosciuto la tempra di Tommaso Campanella, indomabile. Il Gigante di Stilo, nobile città vicina alla bellissima Gerace in cui risiede Gratteri, superò indicibili e spaventose torture ma non riuscirono a fargli rinnegare la sua idea del mondo, contro “tirannide, sofismi e ipocrisia”. Nelle ultime apparizioni pubbliche è emersa tutta la personalità di Gratteri, contro tiranni e potentati, sofisti del diritto e del garantismo, ipocriti e gattopardi.
Né la 'ndrangheta, né i massomafiosi soci o burattinai della 'ndrangheta, né quella parte di politica e di poteri forti che lo teme per varie ragioni riusciranno a fermare Gratteri. Lo si può ferire sul piano morale, così come hanno dimostrato le sue parole e il suo volto nelle tre ultime e consecutive interviste televisive in programmi molto seguiti: “Otto e Mezzo” di Lilli Gruber su La7, “Maurizio Costanzo Show” su Canale 5, “Piazza Pulita” di Luca Formigli sempre su La7. Gli applausi ricevuti a scena aperta al “Costanzo Show” la dicono lunga sulla stima che di questo grande magistrato ha l'opinione pubblica, e ha fatto bene Travaglio a sottolinearlo in un suo editoriale. E poi non si dimentichi che Gratteri ha amici potenti fra quanti come lui credono nella giustizia, nella lealtà, nella coerenza, in una Repubblica dei diritti e che tuteli le persone perbene, non i delinquenti, i furbi, la borghesia mafiosa, gli imprenditori-prenditori che si salvano sempre perché capaci di galleggiare in un sistema inquinato e puzzolente.
In queste ultime ore Gratteri ha lanciato messaggi importantissimi: la lotta alle mafie sembra essere calata di tono, se ne parla poco o comunque non come si dovrebbe. Il contrasto al crimine organizzato non è al centro dell'agenda politica. Si potrebbe fare molto di più, con azioni e leggi sempre più forti, mirate, risolutive. Invece, secondo il Procuratore di Catanzaro, si vive un momento in cui un certo modo di intendere la revisione dell'ordinamento giudiziario, le norme sull'improcedibilità, la stessa ipotizzata riforma del Csm (e quindi pare di capire anche i principali referendum, sebbene su questo tema specifico Gratteri non ha voluto esprimersi) sembrerebbero costruire altri scenari. Lilli Gruber gli ha domandato: «C'è in atto una sorta di vendetta della politica nei confronti della magistratura?». Gratteri: «Sì, c'è molta rabbia. A me pare una sorta di resa dei conti. Pensi anche alla riforma, per la privacy, che limita di fatto la libertà dei giornalisti nel fare cronaca giudiziaria. Un rappresentante dello Stato non può informare l'opinione pubblica». Rispondendo a Maurizio Costanzo il procuratore Gratteri ha affermato: «C'è un'aria di restaurazione, c'è un'aria di liberi tutti, è un momento brutto per il contrasto alle mafie, alla criminalità organizzata, al crimine comune. È un momento in cui la magistratura è molto debole. Sono stati fatti degli errori e la magistratura non ha avuto il coraggio di autoriformarsi. In questo momento c'è una sorta, quasi, di vendetta della politica nei confronti della magistratura, dopo trent'anni».
A Gratteri non sono piaciuti i prolungati silenzi del premier Mario Draghi, certo grande esperto di finanza, sul tema “mafia”. Gratteri è rimasto deluso per la mancata elezione alla guida della Direzione nazionale Antimafia perché sa di essere il più grande esperto al mondo, con un curriculum ineguagliabile, nel contrasto legale alla 'ndrangheta. Una 'ndrangheta che è nata in Calabria, ma che ormai infesta le principali regioni del Centro-Nord Italia: Lombardia, Piemonte, Lazio, Emilia Romagna. 'Ndrangheta che ha comprato armi da guerra dopo le atrocità dell'ex Jugoslavia e che ora, a seguito del conflitto ucraino, potrebbe impossessarsi a buon prezzo di esplosivi al plastico e di nuovi ritrovati della tecnologia per la guerriglia. Non c'è giorno in cui non partano autorevoli allarmi provenienti da altri autorevoli magistrati, o dalle forze di polizia, o dalla stessa stampa con inchieste giornalistiche ben documentate. La 'ndrangheta ricicla quantità enormi di danaro sporco, compra tanto e ovunque, raccoglie voti e condiziona pesantemente la vita pubblica, si allea con gangli vitali dell'economia e della società, sovrintende il traffico internazionale di cocaina, interloquisce con i poteri criminali del pianeta. Uno Stato consapevole di questo immenso pericolo avrebbe potuto cogliere l'occasione per inviare un segnale fortissimo: Nicola Gratteri alla guida della Dna, non perché l'Italia sia priva di numerosi altri magistrati bravissimi e affidabilissimi, ma perché certe scelte hanno prima di tutto un enorme valore simbolico. La 'ndrangheta non va tollerata o emarginata, va disintegrata, rasa al suolo, debellata! E devono essere individuati tutti gli amici della 'ndrangheta, finanche quelli che predicano bene e razzolano male, i camaleonti del politicume deviato che trovano spazi chissà perché!
Il simbolo Gratteri, invece, rischia di assomigliare sempre di più - e ci dispiace dover proporre questo paragone – alla figura dell'eroe Giovanni Falcone che fu osannato solo dopo la strage di Capaci. Evidentemente circolavano molti “gattopardi” all'epoca del dominio dei Corleonesi. I serissimi progetti di attentato dinamitardo a Gratteri, per fortuna intercettati dai servizi, pretendono non solo il potenziamento della prevenzione, ma azioni pubbliche eclatanti che facciano capire alla 'ndrangheta e alle menti sopraffine che la guidano che, qualora si commettesse questa atrocità, sarebbe l'ultimo irrimediabile errore, quello che scatenerebbe il varo immediato di leggi speciali atte a favorire arresti di massa, ergastoli, carcere duro, confische di patrimoni ad ampio raggio, per un'azione di contrasto ancora più dura, efficace, definitiva, senza tregua. 'Ndrangheta e massomafia camminano a braccetto da tempo, Gratteri lo ha capito e lo ha spiegato. Ma quando si parla di terzo livello anche Gratteri, come Falcone e Borsellino, per alcuni diventa troppo scomodo e va isolato. Non ci riusciranno!