VIDEO | Catanzaro continua ad accogliere i profughi dall'Ucraina: le storie di chi scappa dalla guerra

La solidarietà di fronte alla crisi degli sfollati dall'Ucraina si è fatta vera e propria filiera che sta coinvolgendo sempre più spesso i privati, che al momento ospitano più del 90% delle persone arrivate in Italia. Ed è una vera fortuna, dato che in queste tre settimane dallo scoppio della guerra da noi sono già arrivate circa 50 mila persone e che i posti del sistema ordinario e straordinario dell'accoglienza annunciati dal Governo sono finora appena 8 mila. Gli ucraini in fuga, che sono poi quasi tutti donne e bambini, giungono nel nostro Paese grazie ad azioni concertate insieme alle organizzazioni del Terzo settore ed agli enti caritativi, ma anche grazie ad uno straordinario spontaneismo, come nel caso della quindicina di persone, mamme e figli, giunte a Soverato grazie al coraggio ed allo spirito d'iniziativa dell'imprenditore Domenico Vitale, che ha messo a disposizione il mezzo sul quale hanno viaggiato i profughi, anche grazie al contributo del presidente della Camera di Commercio di Catanzaro, Daniele Rossi. Queste persone verranno ospitate presso l'Istituto dei Salesiani il cui direttore, don Mimmo Madonna, ha predisposto i ricoveri per accoglierle. Negli occhi stanchi delle donne ucraine affiora anche il sollievo per essersi lasciate alle spalle la paura, il rumore degli spari dell'artiglieria e dei colpi di mortaio, che da sconosciuto in poche ore s'era fatto inconfondibile. Ma è un sollievo monco: del gruppo non fanno parte uomini, gli uomini restano, i mariti e padri mancano. Rimasti a combattere una guerra che non hanno voluto, ma alla quale sentono di non potersi sottrarre.
È un meccanismo delicatissimo quello dell'accoglienza. Gli sfollati sono già più di 3 milioni, gli strumenti sono insufficienti: se fossero corrette le stime dell'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati, in Italia potrebbero arrivare fino a 700 mila persone, più del doppio dell'intera comunità ucraina del nostro Paese. E se la comunità ucraina non si fosse accollata la quasi totalità delle persone arrivate finora saremmo già al collasso. Ma la solidarietà, anche fra connazionali non dura per sempre, come sanno sindaci e prefetti, contattati per segnalare crescenti difficoltà economiche dagli ucraini d'Italia. Dunque sarebbe indispensabile, oltre che saggio, mettere a sistema il buon cuore di quelli come Domenico Vitale perchè le singole iniziative entrino a far parte di quel sistema di accoglienza diffusa mai andato a genio ai governi italiani.