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Al Garden di Rende il concerto di Fabio Concato regala il conforto del ritorno alla musica dal vivo

Al Garden di Rende il concerto di Fabio Concato regala il conforto del ritorno alla musica dal vivo
https://youtu.be/EuioRAN5Cgk Per la musica dal vivo, da due anni è un continuo stop & go. Si stilano programmi che poco dopo vengono cancellati, o rinviati, a fatica si riesce a portare avanti i cartelloni come si tenta di fare a Rende per la rassegna dal titolo 'Primo atto', nell'ambito della quale al Teatro Garden si è esibito Fabio Concato, accompagnato dalla sua band storica, il quartetto composto da Ornella D'Urbano alle tastiere, Stefano Casali al basso, Larry Tommasini alle chitarre e Gabriele Palazzi Rossi alla batteria. Anche il tour di Concato, uno dei tanti figli del mitico Derby di Jannacci, Pozzetto Abatantuono, Teocoli, ha subìto rallentamenti e rinvii causa covid, ma uno spettacolo essenziale come quello del cantautore milanese non ha bisogno di tempi troppo lunghi per ripartire. Non ama gli effetti speciali, e non ne fa mistero, e nessuno da lui se ne aspetta: si sale sul palco e si suona, senza perdite di tempo, semplice e pop. Le hit del periodo d'oro di Concato hanno ormai ben più di trent'anni, che nella musica sono un'era geologica, ma per spiegarne successo, presa e radicamento nel mare magno della musica italiana d'autore è sufficiente guardare il pubblico, ragazzi e ragazze nati negli anni '90 che conoscono a memoria canzoni delle quali, in teoria, dovrebbero anche ignorare l'esistenza. Ti ricordo ancora, Rosalina, Tienimi dentro te, Sexy tango, ed ovviamente Domenica bestiale, per cantare la quale quattro anni fa è apparso in un cameo di un film di Paolo Sorrentino, e Fiore di maggio, tra i 125 brani scritti il suo più grande successo. Nel 2020, in pieno lockdown, ha pubblicato un singolo, L'umarell, in dialetto milanese, sui vecchietti che osservano i cantieri dispensando consigli, e ne ha devoluti in beneficenza i proventi come omaggio alla sua città durissimamente colpita dalla pandemia. I cui echi non potevano non risuonare anche nel concerto di Rende, seppure con toni e garbo tali da fare quasi dimenticare che la fine del tunnel per chi ama i concerti ed i grandi raduni non è esattamente vicina.