L'EDITORIALE - Catanzaro, una svolta globale necessaria

di Filippo Veltri
‘’Un finto amore per Catanzaro, quantomeno parziale, limitato magari ai colori giallorossi, alle periodiche abbuffate di morzello, o alle atmosfere nostalgiche dei pochi giorni d’agosto, è l’espressione pulsante di un fallimento collettivo e non di un attaccamento attivo e fattivo’’. Non ci poteva essere fotografia migliore che queste tre righe di Massimo Tigani Sava per dare l’esatto stato delle cose di Catanzaro. Il problema non è infatti solo politico o istituzionale. Magari fosse solo quello! C’è anche ovviamente quello ma ‘’addossare alla sola politica le colpe di questa condizione di oggettivo ritardo non è corretto’’ , come scrive sempre correttamente Massimo. E allora? Allora è un problema di una classe dirigente nel suo complesso che ha finito con il plasmare in basso domanda e offerta in tutti i settori, in tutti gli ambiti della vita civile, sociale e culturale. E magari chiedersi a chi fa comodo, ha fatto comodo e farà comodo tutto ciò. Un piccolo mondo antico dietro cui, però, si nascondeva e continua a nascondersi un connubio a volte malato tra professioni, affari, politica, impresa e anche criminalità. Fare finta che non ci sia questo significa rimandare tutto alle inchieste della magistratura e mettere la testa sotto la sabbia per fare finta di non vedere. Catanzaro non è più – ammesso che lo sia mai stata nel passato – la sonnacchiosa città di provincia, lenta, languida, indolente, paciosa. Sotto questa coltre e queste ragnatele si nasconde altro e politica e società hanno il dovere di guardare in faccia la realtà e di reagire, ovviamente se possono e vogliono.
È evidente che le prossime elezioni amministrative tra alcuni mesi possono segnare una svolta e un risveglio, necessari quanto ineludibili, a patto che non si inneschi un nuovo pericoloso meccanismo di trasversalismi, opacità, giochi di potere, affari che hanno portato la città allo stato attuale. Le prime battute non lasciano in verità ben sperare ma c’è tempo per rimediare ma sempre se si assume come dato di fatto lo stato delle cose attuale. Anni e anni di collatelarismi, vischiosità, relazioni pericolose hanno infatti danneggiato l’immagine del capoluogo di regione come centro anche culturale di buon livello (riconosciuto non solo in tutta la Calabria ma anche al di fuori dei confini regionali), abbassando il livello a quello di strapaese, facendo salve alcune lodevoli eccezioni. Tutto ciò ha accentuato un’altra caratteristica del substrato sociale che è quella della lamentazione continua e senza costrutto e dell’autorazzismo, che ha prodotto solo un crollo della considerazione dei cittadini stessi verso la loro città, con la conseguenza (inimmaginabile altrove) che i peggiori nemici di Catanzaro sono i catanzaresi stessi! Vi immaginate se una cosa del genere sia possibile a Reggio o a Cosenza? Occorre uno scatto di orgoglio accompagnato a quella consapevolezza di cui prima si è detto, con una forte valenza e progettualità politica, culturale, istituzionale. Questo il vero senso delle prossime elezioni amministrative. Altrimenti (ha di nuovo ragione Massimo) il rischio che Catanzaro diventi una piccola cittadina (anche insignificante?) di un Mezzogiorno in irreversibile crollo demografico ‘’è altissimo. Necessita uno sforzo corale attorno a leader riconosciuti. I leader non si misurano solo dai voti che riescono a rastrellare sul piano personale. I voti, ai leader, li danno tutti coloro i quali siano davvero intenzionati ad avviare seri percorsi di cambiamento!’’.
PER LEGGERE L'EDITORIALE DI TIGANI SAVA: https://www.tgcal24.it/leditoriale-appuntamento-con-la-storia-per-catanzaro-il-nuovo-sindaco-leader-e-il-blocco-sociale-dominante/