L'EDITORIALE - Gratteri su La7 dalla Gruber. Le parole di un magistrato coraggioso, coerente e che non si piega

Nicola Gratteri, Procuratore distrettuale a Catanzaro, è stato il protagonista della puntata di martedì sera, 16 novembre, di “Otto e Mezzo”, condotta da Lilli Gruber su La7. Diversi gli argomenti trattati: la riforma della giustizia e il ruolo del ministro Cartabia, le manifestazioni dei “no vax” e il diritto-dovere di vaccinarsi, il nuovo libro scritto assieme al professore Nicaso che verte sulla storica infiltrazione della 'ndrangheta nel Nord Italia, gli attacchi alle indagini coordinate da Gratteri e i rumorosi silenzi sulle prime numerose condanne al processo Rinascita Scott. Tanta carne al fuoco, un Gratteri in grande forma dialettica e mai ipocrita o bizantino nelle risposte alle domande di Massimo Giannini e della conduttrice, sebbene provenga dalla provincia più “greca” dell'occidente europeo. Talvolta mi autoassegno il compito di “esegeta” delle parole di Nicola Gratteri, perché ritengo, condividendo molti suoi fondamentali ragionamenti, che le azioni strumentali dei pochi detrattori debbano essere contestate e sconfitte con una dialettica socratica, e non solo svolgendo il pur fondamentale ruolo di cronista asettico. La puntata di martedì sera di “Otto e Mezzo” è stata tra le più significative degli ultimi tempi perché ha dimostrato, anche al di là delle risposte sugli specifici argomenti, quale sia la vera natura del magistrato calabrese Nicola Gratteri: serio, giusto, onesto, coraggioso, non schierato politicamente, allergico alle sirene del potere. Queste caratteristiche sono la garanzia principale e strutturale, peraltro sancita dalla Costituzione Repubblicana, che i magistrati devono assicurare per poter contare sul sostegno convinto dei cittadini. In questa breve analisi mi soffermerò solo sulla dimensione politica, perché dalle risposte date da Gratteri a Gruber e Giannini si capisce tanto, purché non ci si limiti a una mera trascrizione del parlato.
Una delle questioni discusse durante la trasmissione è stata quella relativa alle proteste su Covid e “green pass”, nonché alle preoccupazioni nascenti per la “saldatura” fra destra estrema e mondo “no vax”. «Penso che la linea soft che è stata adottata nei confronti di queste manifestazioni - ha affermato il Procuratore di Catanzaro - porterà sì ad infiltrazioni e a strumentalizzazioni. Quando c'è stata la manifestazione che poi ha portato all'assalto della Cgil, nel momento in cui dal palco si è detto “andiamo alla Cgil”, io lo avrei impedito. La Cgil per i lavoratori è come la Chiesa per i Cristiani. Tu non tocchi nemmeno con un dito la sede della Cgil, tu lì non arrivi. Lamorgese ha cercato la linea soft pensando: se qua interveniamo ci saranno cento feriti. Io avrei messo in conto anche duecento feriti, però tu non puoi toccare un simbolo, perché dal punto di vista dell'immagine, della credibilità, crei un danno spaventoso. Sono delle scelte che vanno fatte in pochi minuti, in poche ore. Questo vuol dire comandare, il rischio anche di bruciarsi una poltrona, però in quel momento lì alla Cgil tu non ci arrivi, costi quel che costi tu non arrivi, e questo serve da esempio perché quello che è entrato nella Cgil in quel mondo diventa un eroe, diventa un mito, e noi dobbiamo impedire che accadano di queste cose per evitare che i gesti di violenza vengano poi mitizzati». La Cgil, sindacato storicamente di sinistra che ha tra i suoi giganti Giuseppe Di Vittorio e Luciano Lama, e il cui attuale segretario nazionale è Maurizio Landini, è per Gratteri un “simbolo”, è “come la Chiesa per i Cristiani”. Limitandosi solo a questa parte del confronto a più voci, qualche osservatore un po' disattento (o volutamente disattento) avrebbe potuto sentenziare: “Gratteri è vicino alla Cgil, sostiene la sinistra operaista”. Qualche battuta dopo, però, lo stesso Gratteri non ha avuto difficoltà a replicare a Giannini ricordandogli che non solo Lega e Forza Italia, così come il giornalista aveva fatto presente nella sua domanda, hanno votato la riforma della Giustizia e della prescrizione, detta Cartabia. Il Procuratore di Catanzaro ha infatti precisato, senza remore: «Questa riforma è stata fatta anche con i voti del Pd e di Leu. Sono stati d'accordo tutti, non è una riforma Lega-Forza Italia, è una riforma di tutti». Il solito osservatore un po' disattento (o volutamente disattento), enucleando dall'intera trasmissione solo questa specifica porzione avrebbe potuto urlare: “Gratteri è di destra, difende Lega e Forza Italia, attacca il Pd e Leu”. Né l'uno né l'altro, ma sempre e solo la voglia, da parte di Nicola Gratteri, di essere coerente con se stesso, con i propri ideali, con un senso profondo della giustizia e della verità dei fatti. Nel linguaggio popolare potremmo sintetizzare: Gratteri dice pane al pane e vino al vino, senza fronzoli, senza riserve, senza mezze verità o omissioni, con lealtà ed anche con quella componente di rischio mediatico che c'è sempre nel non essere mielosi ed anche un po' ipocriti. Oggi più che mai l'Italia ha bisogno di poter contare, nei gangli vitali, di uomini fatti così, che non si piegano, perché il Paese ha necessità assoluta di essere ricostruito su basi solide, come si fece settant'anni fa con la nascita della Repubblica e con la Costituente. Intelligenti pauca!
Immagine pubblicata: Nicola Gratteri il 16 novembre sera su La7 a "Otto e Mezzo"