Regione Calabria, il nuovo corso ipotizzato e spiegato da Roberto Occhiuto. I messaggi inviati a partiti e politica

Roberto Occhiuto, neo presidente della Regione Calabria, sta inviando segnali politici importanti ai partiti di un centrodestra sempre più in evoluzione, agli eletti ed anche, pare di capire, a quei potentati sempre in cerca di spazi operativi. Molti dei messaggi elaborati, all'indomani del voto, dall'ex capogruppo di Forza Italia alla Camera sono tanto pregni di significato e argomentati quanto “soft”, nel senso che non mirano a generare lacerazioni o addirittura fratture. Al contempo, però, i suoi ragionamenti piantano paletti, e quindi occorre anche interpretarli e decodificarli, dando loro il giusto peso politico. Gli stessi lunghi giorni impiegati da Occhiuto per incontri romani e milanesi, o comunque con personalità di caratura nazionale, e i continui accenni alle questioni strategiche da affrontare per lo sviluppo della Calabria, comunicano uno stile diverso e modificano nella forma e nella sostanza la dialettica politica calabrese. Se in maniera un po' troppo pragmatica, per quanto molto vicina al vero, dovessimo tradurre in parole semplici e schematiche questo nuovo corso, potremmo dire che ci sarà poco spazio per le consunte liturgie del passato, per le visioni un po' miopi finalizzate alla pura gestione del potere, per le dinamiche tutte intrise di pesi elettorali e di dimostrazioni di forza che accantonano altre virtù, magari le più strategiche.
Roberto Occhiuto ha in animo, così come egli stesso ha più volte sottolineato, di essere il protagonista e la guida di una svolta storica per la Calabria. L'impresa è tanto potenzialmente esaltante quanto difficile, complessa, ricca di ostacoli da schivare. C'è però da porsi una domanda, con un occhio anche alle esperienze fin qui maturate: è più rischioso, in Calabria, battere i sentieri tradizionali o immaginare di imporre una sorta di New Deal sia metodologico sia carico di riflessi positivi sulla realtà economico-sociale? Se la domanda fondamentale viene posta in questi termini, anche la risposta diventa meno dubbiosa. Per un presidente di Regione, soprattutto in Calabria, l'eventuale appiattimento su formule già sperimentate avrebbe quasi di sicuro conseguenze negative, se non addirittura gravi o drammatiche. Le troppe emergenze accumulate dalla Calabria, anche al di là delle responsabilità dei singoli e quindi concepite in un'ottica sistemica, pretendono approcci fortemente innovativi, alti, capaci di generare mutamenti profondi nelle scelte di governo. Un esempio su tutti c'è ed è quello di Mario Draghi che si è fissato degli obiettivi e li sta portando avanti senz'altro con la collaborazione dei partiti e dei gruppi parlamentari, ma anche evitando di farsi condizionare troppo o, peggio, di deragliare. Così facendo, e forte di un'autorevolezza conquistata nel tempo, Draghi perde un po' di consenso partitocratico, ma acquista il sostegno di settori decisivi, a partire dagli Usa e dall'Europa che conta. Altro che manuale Cencelli!
Mutatis mutandis, un qualsivoglia presidente di Regione, e a maggior ragione quelli di realtà del Sud strutturalmente più delicate, non ha altra scelta che imitare Mario Draghi, assimilandone pienamente lo spirito. Non c'è altra via sana e lungimirante da percorrere, a meno di avere il conforto di partiti totalmente rinnovati nei metodi e nei contenuti, desiderosi di imporsi sulla scena per la ferma volontà di risolvere i problemi piuttosto che per l'occupazione di spazi di potere fine a se stessi. Nei corridoi della politica calabrese è ancora possibile ascoltare riflessioni che non marciano in questa direzione, e che mirano a ribadire equazioni piuttosto superate: ho preso i voti e quindi devo comandare io, sia nella gestione sia nel partito! La storia nazionale ha dimostrato non rare volte che questa mentalità può aprire più facilmente le porte dei Tribunali ed anche, ahinoi, delle carceri, piuttosto che del Paradiso. Eppure, nonostante tante spinte rigeneratrici che pur si avvertono nella dialettica politica nazionale e regionale, le Sirene di una certa politica rugosa, ammalata o deviata non hanno smesso di far sentire la propria suadente voce coinvolgendo, magari, anche settori di una burocrazia trasversale e gattopardesca che tenta di vincere sempre, comunque vada.
Chiunque abbia letto con attenzione, in queste settimane, le parole di Roberto Occhiuto non potrà non aver riscontrato l'idea e la voglia di cambiare radicalmente passo, di imporre spartiti indigesti per chiunque faccia orecchie da mercante. Lo ripetiamo: la partita non è per nulla scontata ed è carica di incognite. I primi 3-6 mesi saranno decisivi per superare (e far capire di aver superato) i canonici scenari disegnati da Tomasi di Lampedusa. Ma se Roberto Occhiuto ha deciso, razionalmente, di lasciare un più comodo ruolo di leader nazionale per dedicarsi alla sua terra un motivo prevalente ci sarà, legato alla dimensione storica prima che a quella politica: dimostrare che la Calabria può farcela superando tutti quei ritardi e sanando tutte quelle ferite che da tempo hanno configurato una “Questione Calabrese” nell'ambito di un'ormai variegata ed evoluta “Questione Meridionale”. Passare dalle parole ai fatti, sin dai tempi della Bibbia, è una missione complicatissima. In questa fase, però, è giusto e corretto avere speranza e crederci fino in fondo!