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Estradato in Italia Ciccio Pelle: il boss di San Luca era stato arrestato a marzo a Lisbona (Video)

Estradato in Italia Ciccio Pelle: il boss di San Luca era stato arrestato a marzo a Lisbona (Video)

L'avevano arrestato il 29 marzo scorso a Lisbona, dopo una lunga latitanza. Oggi Francesco Pelle (detto Ciccio Pakistan) è stato estradato in Italia, ed è atterrato allo scalo aeroportuale di Ciampino scortato da personale del Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia (SCIP) della Direzione centrale della Polizia criminale. 44 anni, di San Luca, Pelle era stato arrestato a Lisbona sulla base di un mandato di arresto europeo al termine di una operazione di Polizia internazionale. Era stato inserito  nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia, sparito il 19 luglio 2019 poco prima che la Cassazione respingesse il suo ricorso, condannandolo definitivamente all’ergastolo come mandante della “strage di Natale”, consumata nel dicembre 2006 quando fu uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta. I Carabinieri lo hanno scovato in una clinica di Lisbona dove era ricoverato perché positivo al Covid. Il processo ha stabilito che è stato lui il mandante dell’agguato in cui perse la vita la moglie del boss Nirta, un attentato che, 8 mesi più tardi, sfociò nella famosa strage di Duisburg dove furono uccise sei persone ritenute vicine alla cosca Pelle-Vottari. La strage di Natale, infatti, era stata la risposta al tentato omicidio di Francesco Pelle, avvenuto il 31 luglio 2006 quando Ciccio Pakistan rimase ferito alla schiena perdendo definitivamente l’uso delle gambe.

Pelle era stato latitante in due diverse occasioni: la prima fu interrotta nel 2008 da un blitz del Ros di Reggio Calabria, che lo aveva scovato a Pavia, ricoverato sotto falso nome nel reparto di Neuro-riabilitazione della Clinica Fondazione Maugeri. Era curato a spese del servizio sanitario nazionale, e dalla sua stanza in ospedale comunicava via Skype con gli uomini della cosca rimasti liberi dopo l’operazione antimafia Fehida.

Nel settembre 2017 era tornato libero per scadenza dei termini di fase del processo alle cosche di San Luca. La sua condanna era stata annullata con rinvio dalla Cassazione. Per due anni è stato sottoposto all’obbligo di dimora a Milano in attesa della sentenza definitiva. Ma quando la Suprema Corte ha confermato il “fine pena mai”, Ciccio Pakistan era di nuovo latitante. Fino al marzo scorso.

La cattura e il rientro in Italia del latitante rappresenta un importante risultato del progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against 'Ndrangheta) contro la ‘ndrangheta, promosso dall’Italia insieme ad Interpol, che coinvolge Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e le forze di polizia di altri 11 Paesi del mondo (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Uruguay, USA).