Voti della 'ndrangheta alle regionali? Coerenza vera e meno chiacchiere. Per fortuna c'è Gratteri!

Sul pericolo (solo pericolo?) di inquinamento mafioso del voto per le prossime regionali non servono chiacchiere, e men che meno proclami ipocriti, ma coerenza vera. Meno male, direbbero in tanti, che ci sono il Procuratore Nicola Gratteri ed altri coraggiosi magistrati, coadiuvati da reparti specializzati delle forze dell'ordine, a sorvegliare e verificare. Le Procure antimafia sanno già moltissimo, hanno abbondantemente studiato il sistema, non si fermano agli aspetti esteriori ma vanno a fondo, hanno il quadro chiaro. La 'ndrangheta, proprio perché è l'organizzazione criminale più potente e diffusa al mondo, nonché dotata di risorse finanziarie infinite, dispone di teste pensanti. Deviate ma raziocinanti. Sembrano permanere in Calabria, così come emerge da diverse inchieste giudiziarie, fenomeni un po' troppo sfrontati e ruspanti di soggetti apertamente collusi, o molto chiacchierati, che tentano di infilarsi nei gangli vitali della politica e delle istituzioni. Ma non è tutto. Occorre stare attenti, infatti, ad azioni più sofisticate, più o meno mascherate, indirette e non dirette, più o meno camuffate, sottili e non caserecce. Ecco perché, accanto alla positiva azione di cernita che la Commissione antimafia, in collaborazione con la Dna, sta effettuando, il ruolo dei partiti e della politica restano centrali. In questa tornata elettorale, occorre riconoscerlo, l'azione politica messa in atto da Roberto Occhiuto e da altri parlamentari di varia estrazione, quali Wanda Ferro e Nicola Morra, volta ad approvare in Commissione antimafia la modifica al codice di autoregolamentazione sul controllo delle liste elettorali, ha rappresentato un salto di qualità positivo. La modifica ha introdotto un procedimento facoltativo che consente ai partiti e ai candidati a presidente di Regione e a sindaco di sottoporre al vaglio della Commissione, con anticipo, le liste provvisorie, in modo da consentire la sostituzione di candidati eventualmente ritenuti "impresentabili". Non un obbligo, ma un'opportunità, che peraltro non tutte le forze in campo hanno deciso di utilizzare. In passato gli esiti dei controlli della Commissione parlamentare antimafia arrivavano solo a ridosso del voto, quando le liste erano già depositate, per cui i partiti potevano solo prenderne atto ed erano impossibilitati a intervenire. L'esame dell'Antimafia si traduceva, sostanzialmente, in un danno d'immagine politica per il candidato segnalato e in uno strumento conoscitivo per gli elettori chiamati a esprimere il loro giudizio nelle urne. Si tenga presente, come ulteriore aspetto incoraggiante da sottolineare, che in Commissione antimafia la modifica è stata approvata all'unanimità.
Fatta questa prima selezione, però, la 'ndrangheta e le massomafie non saranno certo sparite. I voti del crimine organizzato e delle lobby fameliche, con i relativi tentativi di influenzare il voto alle regionali e alle comunali, non svaniranno all'improvviso. Permane quindi, come dicevamo, il ruolo insostituibile dei partiti che devono continuare a sorvegliare, a non sottovalutare i segnali d'allarme, a monitorare, a tenere alla larga personaggi cosiddetti “borderline” o a rischio inquinamento. E su questo fronte le chiacchiere non servono, ma occorrono i fatti. Anche perché, per fortuna, le Procure antimafia non si fidano delle sole parole!