VIDEO | "Platinum-Dia": «La 'ndrangheta inquina l'economia dei vari Paesi in cui si stabilizza»

Le mani della ndrangheta sul Piemonte, sulla Germania, su mezza Europa. Sono 33 le persone raggiunte da misure cautelari nell'ambito dell'operazione denominata 'Platinum-Dia', coordinata dalla Procura Distrettuale di Torino e da quella di Costanza, città della Germania sud-occidentale sulle rive dell'omonimo lago, al confine con la Svizzera, che ha impegnato le forze di polizia italiana, tedesca, romena e spagnola. Altre 65 persone sono indagate. Le accuse vanno dall'associazione mafiosa al traffico internazionale di droga, dall'estorsione al riciclaggio, all'intestazione fittizia di beni molti dei quali, aziende, immobili, conti correnti, autoveicoli, sono stati sequestrati oltre a quattro pistole, due etti di cocaina, gioielli e soldi in contanti. A Torino sono state sequestrate, fra l'altro, una torrefazione, un bar, una società edile ed un'immobiliare. In Italia sono entrati in azione circa 300 fra uomini della Direzione investigativa antimafia, Carabinieri, Polizia e Guardia di finanza, più altri 500 agenti negli altri paesi europei. L'inchiesta si è diramata partendo dalle indagini sulla locale di ndrangheta di Volpiano, dove dagli anni '70 è egemone la cosca Agresta-Marando di Platì, tanto che il piccolo comune ad una quindicina di chilometri da Torino è stato ribattezzato la piccola Platì, al pari di quelli lombardi di Corsico e Buccinasco, e sulla cosca Giorgi di San Luca. I traffici di droga hanno portato a collaborare fra loro le procure antimafia di Reggio Calabria, Genova e Cagliari, ovvero quelle delle regioni in cui la droga veniva smerciata, ma gli affari delle ndrine si allargavano fino al land del Baden Wurttemberg, quello di Stoccarda, il terzo più esteso e popoloso della Germania, ed alle località turistiche del lago di Costanza. Tutto è iniziato nel 2016, con gli accertamenti su alcuni imprenditori vicini agli Agresta-Marando, Gianfranco Violi, Andrea Aurora, Domenico Aspromonte ed i fratelli Mario e Giuseppe Vazzana. La cosca Giorgi avrebbe curato il narcotraffico tra Italia, Olanda, Germania e Spagna, reinvestendone poi i profitti in attività commerciali, specie in Germania. Per le fasi più delicate del trasporto di droga, venivano usati dei criptofonini BQ, smartphone anti-intercettazione che usano metodi di crittografia quasi inattaccabili. Fra gli arrestati i fratelli Domenico, Francesco, Giovanni e Sebastiano Giorgi che avevano messo in piedi un a complessa rete di trafficanti albanesi, rumeni e colombiani di stanza in Olanda e Belgio, che si rifornivano di cocaina in Brasile. Non meno ramificata la rete di distribuzione, che in Italia riguardava Piemonte, Lombardia, Sardegna e Sicilia. Dalla Procura di Torino hanno fatto notare come, oltre alla collaborazione di alcuni pentiti, determinante per le indagini sia stata la collaborazione tra gli investigatori italiani e tedeschi.