Assunzione di 208 cosiddetti "precari"? Alcune domande serie a politici della Regione, sindacati e intellettuali!

Alessia Bausone ha scritto un articolo coraggioso, ieri 5 marzo 2021, sul giornale online LacNews24.it. Titolo: «Consiglio, tutti uniti per l'ok a 208 assunzioni: ecco chi c'è tra i “precari”». TgCal24 è solita fare riferimento (senza gelosie di sorta) al lavoro delle altre testate calabresi e nazionali, ritenendo che in un'epoca così maledettamente difficile e carica di emergenze irrisolte, la stampa possa svolgere un ruolo fondamentale sul fronte della tenuta del sistema democratico nonché della difesa di alcuni valori e princìpi di primaria importanza. Così come stanno dimostrando molte inchieste della magistratura, a partire da quelle coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, la Calabria è terra di 'ndrangheta, terra di massomafia, terra di poteri deviati e collusi. La descrizione della Calabria dolente, però, non è finita. Occorre aggiungere altro. La Calabria è anche terra di clientele spudorate e di massa, di nepotismi e familismi amorali, di scambio elettorale (non necessariamente mafioso) tra chi chiede e chi dà, di mille e una furbe scorciatoie per accaparrarsi un “posto” ben remunerato più che un “lavoro”.
Il “lavoro”, quello sul quale si dovrebbe basare l'intera architettura della Costituzione Repubblicana, significa troppo spesso fatica, sudore della fronte. Il lavoro richiede competenze e saperi, perché se qualcuno ti paga qualcosa devi pur saperla fare. Il lavoro impone sacrifici e dedizione continua, sia se lo trovi a seguito della partecipazione a un concorso serio, sia se si fa gavetta presso i privati. E se ti guadagni la busta paga nel privato, accanto alla fatica aggiungi anche il rischio costante dell'insicurezza, talora della vera e propria precarietà, se non anche possibili ritardi nelle mensilità, e magari il mancato o parziale riconoscimento di qualifiche, o la non esatta valutazione degli straordinari e dei festivi. Il mondo del privato non è il paradiso, perché sta vivendo una delle peggiori crisi della storia mondiale, per cui le imprese oneste sono da anni in sofferenza, o comunque non navigano in acque serene e positive. Ci sono diverse eccezioni, è ovvio, fatte di aziende molto solide e affermate, ma che non sono la stragrande maggioranza dei casi, in particolare al Sud e in Calabria.
Certi “posti”, invece, soprattutto se mediati dal politicume, sono comodi e vantaggiosi, per mille ragioni: di vero “lavoro” ce n'è poco, la paga è garantita, ti infili in una pubblica amministrazione da qualsivoglia postazione e poi chissà che puoi diventare, rimani a casa tua o a pochi chilometri della tua residenza. Eh sì, perché il “lavoro” può significare anche emigrazione di massa, sofferenze psicologiche, sacrifici duri per chi si sposta e per la famiglia (anziani, mogli e mariti, figli, fidanzati), desideri di ritorni che non si avverano, spese per alloggio e viaggi che ovviamente decurtano di fatto lo stipendio mensile.
L'articolo di Alessia Bausone fa pensare molto. Non entriamo nel merito della sua ricostruzione burocratica, né dei singoli fatti che racconta. L'ha fatto, continui a farlo. Il compito della stampa è questo. Soffermiamoci, invece, sul fenomeno in senso lato, sulla dimensione morale, prima che politica, delle domande che da quel servizio nascono spontanee. Iniziamo a porcele e poniamole al Consiglio Regionale, alla Giunta regionale, ai Partiti, ai Sindacati, alle Classi dirigenti. Iniziamo. Qual è il concetto di precario e chi è il vero precario? Nella gestione di alcuni enti sub regionali quali sono stati i criteri di scelta? Le inchieste della magistratura che ci sono state hanno un senso o no? I Partiti e il Consiglio regionale hanno come dovere primario quello di porsi il problema della disoccupazione endemica (cioè di un fenomeno che riguarda tutta la popolazione) e delle possibili leve di vero sviluppo? I Partiti e il Consiglio regionale della Calabria che messaggio vogliono inviare ai nostri giovani e alle loro famiglie? I Partiti e il Consiglio regionale della Calabria vogliono parlare con estrema chiarezza di meritocrazia, di rispetto per i sacrifici, di premio per la formazione (dal manovale agli iper-specializzati), di negazione delle clientele o degli opportunismi di varia natura? Quali sono le basi etiche e morali sulle quali si vuole costruire la nuova Calabria?
Sarebbe interessante che tutta la stampa calabrese si pronunciasse su ciò che sta accadendo. E magari anche tanti intellettuali della regione che poi magari ci propinano convegni sul meridionalismo o su altri temi del riscatto storico-sociale. Altrimenti non ci si lamenti quando qualcuno afferma che l'unica speranza di salvezza di questa terra si chiama Nicola Gratteri, con tutti i valenti magistrati che come lui tentano, nel rispetto delle leggi, di salvare la Calabria dal disastro! (TgCal24)