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Beni mobili e immobili per 17 milioni di euro confiscati in via definitiva ad esponenti del clan Grande Aracri

Beni mobili e immobili per 17 milioni di euro confiscati in via definitiva ad esponenti del clan Grande Aracri
  Beni per un valore complessivo di 17 milioni di euro sono stati confiscati ad affiliati alla cosca di 'ndrangheta dei Grande Aracri di Cutro. Militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Cremona, coadiuvati dalle fiamme gialle del Comando Provinciale di Crotone, hanno confiscato 28 immobili, ubicati nella provincia di Crotone; 5 società operanti nel settore dell’edilizia, logistica e ristorazione, operanti tra Crotone, Parma e Vicenza;  2 automezzi; 3 macchine operatrici agricole; 1 natante di 7,50 metri con motore entrobordo; 5 unità abitative rimovibili.
"Le attività, condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Cremona e coordinate della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna - spiega una nota - hanno consentito alla Corte d’Appello del capoluogo emiliano di giungere alla definitiva condanna di esponenti di spicco della cosca stanziatasi nelle aree di confine tra Lombardia ed Emilia".
Le indagini, che hanno preso spunto da un episodio di usura perpetrato ai danni di un imprenditore cremonese da parte di un usuraio piacentino, sono proseguite con gli approfondimenti e le analisi dei flussi finanziari – poi confluiti nell’operazione antimafia "Aemilia" – ed hanno consentito di portare alla luce ulteriori episodi delittuosi commessi ai danni di imprenditori emiliani. In un caso è stato addirittura accertato un prestito sul quale è stato applicato un interesse del 200%: a fronte di 700.000 euro la vittima è stata costretta e restituirne oltre un milione. Tutto ciò è stato possibile grazie allo strumentale utilizzo di società fasulle i cui bilanci apparivano perfettamente regolari grazie alla complicità di professionisti conniventi: oltre 20 milioni le fatture false scoperte. I proventi delle attività illecite sono poi stati riciclati nell’acquisto di complessi immobiliari, di strutture turistico-alberghiere, di società agricole, edili immobiliari ed in imprese di trasporti e logistica. L’apprensione dell’ingente patrimonio è stato frutto dell’intenso lavoro svolto dalla Guardia di finanza finalizzato a ricondurre i beni, apparentemente intestati a prestanome e teste di legno, direttamente alla piena disponibilità dei membri della cosca.
"Azione di contrasto che assume maggior spessore - conclude la nota - alla luce del fatto che parte degli immobili e dei veicoli sono stati restituiti alla Collettività in quanto destinati alle forze di polizia, ai Vigili del Fuoco e ad enti no-profit per le loro finalità sociali".