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Forza Italia in Calabria rischia di demolire il progetto politico di un centrodestra che reclama una ferma rottura con il passato

Forza Italia in Calabria rischia di demolire il progetto politico di un centrodestra che reclama una ferma rottura con il passato
Forza Italia in Calabria rischia di demolire il progetto politico di un centrodestra che reclama una ferma rottura con il passato. A Reggio Calabria, chiamata a rinnovare il consiglio comunale e ad eleggere il nuovo sindaco della città metropolitana, si assiste ad un teatrino che sa di vecchi schemi della politica piuttosto che di ferma convinzione nel voler aprire stagioni autenticamente diverse, di strappo inflessibile rispetto a logiche che hanno lasciato un'eredità pesantissima. Il ragionamento è semplice. Il centrodestra a livello nazionale assume delle decisioni distribuendo i rispettivi ruoli dal Po allo Stretto. I leader nazionali riconoscono che offrire alla Lega la guida di un progetto Reggio Calabria è molto probabilmente la via più diritta e coerente per decidere di rompere con un passato troppo spesso da dimenticare. Matteo Salvini sceglie un nome che sintetizza l'esigenza della discontinuità che tutti dovrebbero avvertire come primaria. E cosa succede? Francesco Cannizzaro (e non solo), deputato di Forza Italia, esprime dubbi politici, senza spiegare esattamente quale sarebbe la sua formula politica in termini di rottura reale con il passato. Cannizzaro sembra voler giocare la carta della “regginità”. Un concetto di “regginità” che peraltro cozza contro la nuova dimensione storica di Reggio Città Metropolitana, per cui l'essere nati a Melito Porto Salvo, sulla Via Marina o a Villa San Giovanni poco dovrebbe importare. Altrimenti che cosa è la Città Metropolitana in termini di visione di ampio respiro, di cambio di passo, di occasione strategica? Ma c'è di più. La presidente della Regione, Jole Santelli, non è ancora intervenuta con tutto il proprio peso politico tuonando contro le possibili lacerazioni dell'alleanza, e ribadendo con voce altisonante che la stessa coalizione che l'ha eletta pochi mesi fa governatrice meriterebbe di continuare a viaggiare compatta come un macigno. Del resto alla Regione è sempre meno evidente lo sbandieramento di una decisa discontinuità politica con la precedente gestione targata Mario Oliverio. Oliverio, lo si ricordi, era un esponente del Pd messo da parte platealmente dal suo stesso partito, a livello nazionale, proprio per contestare apertamente la sua idea di politica e i suoi modelli di gestione della cosa pubblica. Questo passaggio fondamentale e dirimente della politica calabrese è stato dimenticato e accantonato troppo presto. Perché? Sul Palazzo di Germaneto avrebbe dovuto sventolare per mesi, saldamente ancorata al piedistallo di un centrodestra intenzionato a far pesare i motivi del cambiamento epocale, una bandiera eloquente: “Siamo qui per far dimenticare ai Calabresi i cinque anni di gestione Oliverio”. Una bandiera politica da issare con convinzione, con potenti e continui richiami anche mediatici, con una coerente e persistente volontà di rottura da comunicare all'esterno in modo incessante. Non è così! Perché? Ecco allora che Forza Italia e i suoi massimi dirigenti sono chiamati a dire chiaro come la pensano sull'alleanza di centrodestra e su quale natura più profonda essa debba avere. Dall'altro lato Lega e Fdi, potendo contare su due leader molto credibili e stracarichi di consensi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, non abbiano timore di rivolgersi direttamente al popolo e di piantare i paletti della distintività politica, costi quel che costi. I Calabresi pretendono chiarezza e premieranno la chiarezza!