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Operazione "Koleos": smantellato un gruppo criminale capace di movimentare 160 kg di cocaina in 5 mesi

Operazione "Koleos": smantellato un gruppo criminale capace di movimentare 160 kg di cocaina in 5 mesi

Dodici persone arrestate e due ricercate, anche all'estero. L'operazione antimafia "Koleos", condotta dal Commissariato di Polizia di Siderno, ha preso spunto dalle indagini mirate alla cattura del latitante Rocco Mammoliti, arrestato nei Paesi Bassi il 9 giugno 2016 ed estradato in Italia il 18 agosto dello stesso anno. Dalle indagini, poi, è emersa l’esistenza di un'associazione criminale (attiva dall'ottobre 2015 al febbraio 2016 nell’area ricompresa tra Bovalino, Careri e altri comuni della Locride) con sbocchi in Puglia e Sicilia, dedita per lo più alla commissione di reati in materia di droga . Complessivamente nel corso delle indagini sono stati sequestrati 52 chili di cocaina e documentato un traffico di almeno 160 chili di stupefacente per un valore di circa 7 milioni di euro. Due dei ricercati sono stati arrestati in bunker sotterranei nascosti sotto le loro abitazioni, e in particolare sotto una delle due abitazioni sono stati trovati ben quattro bunker sotterranei. All'interno sono stati trovati anche soldi in contanti e cellulari nascosti, di cui uno dei due ha tentato di disfarsi in una bacinella di acido. Le esalazioni dell'acido, nell'ambiente ristretto, hanno causato una intossicazione all'uomo che, una volta liberato, ha richiesto l'intervento dei sanitari. Gli arrestati 
  • Antonino Ferrinda, 71 anni di Oppido Mamertina (detenuto)
  • Giuseppe Ferrinda, 43 anni di Sant'Eufemia d'Aspromonte
  • Maria Filastro, 46 anni di Careri
  • Giovanni Giorgi, alias U famusu, 36 anni di San Luca
  • Giovanna Laganà. 52 anni di Reggio Calabria
  • Vincenzo Luciano, 40 anni di Siderno
  • Domenico Mammoliti, 52 anni, di Bovalino
  • Francesco Mammoliti, 47 anni di Bovalino
  • Francesco Parrelli, 51 anni di Reggio Calabria
  • Antonio Pellegrino, di Careri
  • Domenico Pellegrino, 49 anni, di Careri
  • Vincenzo Scarfone, 39 anni di Bianco
  I principali esponenti del sodalizio sarebbero i fratelli Domenico e Francesco Mammoliti, insieme a Giovanni Giorgi. Le basi logistiche del sodalizio, invece, sono state individuate nella residenza di Antonino e Giuseppe Ferrinda a Rizziconi e nel capannone dei Pellegrino a Benestare. Proprio qui a seguito dell’arresto dei coniugi Pellegrino-Filastro avvenuto il 7 gennaio 2016 per trasporto di oltre 3 kg di cocaina, è stato trovato un ulteriore quantitativo della stessa sostanza stupefacente, soldi ed armi. A Condofuri la base logistica era in un camping, usato come luogo sicuro dove trattare gli affari illeciti con alcuni narcotrafficanti colombiani e albanesi. La cocaina (definita “cose”, “olive”, “cagnolino”) veniva confezionata in panetti sotto vuoto e trasportata a bordo di autovetture dentro vani segreti realizzati da meccanici di fiducia, muniti di telecomandi che azionavano i congegni elettronici di apertura. È in auto, infatti, che vengono sequestrati i 3 chili di cocaina i coniugi Pellegrino-Filastro; ed è in auto (la Renault “Koleos” da cui prende il nome l’operazione) che poco più di un mese dopo vengono sequestrati 49 chili della stessa sostanza a Vincenzo Scarfone. Nel traffico era stato coinvolto anche un minore.  "Impressionante - scrivono gli inquirenti - la capacità dei fratelli Mammoliti e di Giovanni Giorgi di movimentare quantità consistenti di cocaina da un giorno all'altro senza soluzione di continuità". "I Pellegrino, invece, si occupavano tanto del confezionamento dello stupefacente che del trasporto, consegnando la cocaina in Sicilia (in provincia di Messina e Catania) e in Puglia (in provincia di Bari, Brindisi, Taranto e Lecce) e ricevendo la contropartita economica che veniva versata ai capi dell’organizzazione presso la macelleria di proprietà di Domenico Pellegrino. In una delle tante trasferte nelle province pugliesi, in un solo pomeriggio venivano consegnati quantitativi di cocaina equivalenti all’importo di 340 mila euro in banconote di vario taglio, raccolte in “mazzette” e nascoste nel vano ricavato nell’autovettura, in quantità tale da far dire a Maria Filastro che "... la macchina le sta vomitando ...", ovvero che erano così tante da non essere contenute nel nascondiglio". I ruoli "MAMMOLITI Domenico, MAMMOLITI Francesco, GIORGI Giovanni, in qualità di organizzatori del sodalizio criminale, gestivano il traffico di stupefacenti, prendendo preliminari contatti con i destinatari, preoccupandosi di gestire gli aspetti logistici del deposito della droga e dei soldi ricavati dalla cessione della stessa, nonché di dotare le autovetture del gruppo di vani occulti per i carichi, nonché dando continue direttive ai corrieri sui luoghi dove effettuare le consegne, sulle quantità e sui soldi da ricavare di cui entravano in possesso immediatamente al ritorno dai viaggi; FERRINDA Giuseppe e FERRINDA Antonio, quali partecipi, provvedevano all'approvvigionamento ed allo stoccaggio dello stupefacente, anche in quantità rilevanti, che veniva successivamente ritirato dai corrieri, che ai Ferrinda poi versavano parte delle ingenti somme di denaro riscosse; PELLEGRINO Domenico, PELLEGRINO Antonio, FILASTRO Maria, PARRELLI Francesco, LAGANA' Giovanna, SCARFONE Vincenzo, LUCIANO Vincenzo erano partecipi dell'associazione e si occupavano, a turno, della fase di distribuzione al dettaglio della sostanza stupefacente, che prelevavano dal deposito dei Ferrinda ovvero ricevevano direttamente dagli altri sodali e, dopo averla preparata ed occultata nei mezzi appositamente adibiti al trasporto, la destinavano, su indicazione dei Giorgi e/o dei Mammoliti, ai mercati di spaccio della Puglia e della Sicilia, che rifornivano abitualmente, riscuotendo i soldi ricavati dalla cessione, che provvedevano anche a custodire temporaneamente in funzione della successiva consegna ai capi dell'organizzazione. Pellegrino Domenico e Filastro Maria, in aggiunta, detenevano anche nel loro deposito armi sempre per conto dei Giorgi, capi dell'associazione".