- Settore turistico. Le indagini rivelano una "profonda infiltrazione all'interno di alcune delle più importanti realtà della fascia tirrenica del territorio di azione, rispetto alle quali alcuni imprenditori del settore (i fratelli Emanuele e Francescantonio Stillitani), ponendosi quali concorrenti esterni al clan, ne hanno rafforzato la sfera di influenza rendendosi parte attiva in condotte estorsive e favorendo la gestione dei servizi e delle forniture dei villaggi in capo alla cosca stessa, traendone i relativi benefici sia in termini di protezione mafiosa che di tipo economico. Forniture, guardiania e servizi connessi all'attività erano a gestione esclusiva della cosca.
- Sfruttamento del settore boschivo. "Gli interessi della cosca erano rivolti al remunerativo settore dei tagli boschivi nella zona a cavallo tra le pre-serre vibonesi e catanzaresi. In tale settore la cosca, attraverso l'imprenditore di riferimento Nicola Antonio Monteleone (organico alla consorteria e uomo di fiducia del capo cosca Rocco Anello), aveva creato un collaudato meccanismo collusivo di rotazione nell'aggiudicazione delle gare relative agli appalti boschivi tra gli imprenditori di riferimento delle cosche dei territori limitrofi per definire la spartizione dei boschi stessi. Tale meccanismo mafioso, posto in essere attraverso turbative d'asta e illecita concorrenza sleale, godeva dell'appoggio di amministratori e tecnici comunali".
- Interessi in Svizzera. "Il legame di Rocco Anello con la Svizzera, sede di investimenti e traffici illeciti della cosca, è di lunga data. I principali referenti degli Anello-Fruci in territorio elvetico (Carmelo Masdea , Marco Galati e Fiore Francesco Masdea), ne curavano gli affari provvedendo al comparto armi e gestione attività economiche, riscuotendo soldi (le cosiddette "potature") e trasportando, in contanti, ingenti somme di denaro verso Filadelfia".
- Movimento terra e fornitura di calcestruzzo. "Le imprese riconducibili a Rocco Anello esercitavano il monopolio per le opere di movimento terra sui cantieri del territorio di competenza per la costruzione di supermercati, edifici pubblici, strutture turistico-alberghiere; grazie al suo capillare controllo del territorio riusciva a intervenire su di essi anche prima dell'avvio dei lavori, definendo tempistiche e prezzi dei lavori e addirittura, in un caso, e godendo del favore del committente, organizzando la fase dello smaltimento dei materiali tossici di risulta, che venivano illecitamente sversati in aree naturalistiche protette, cagionando una significativa compromissione del suolo e del sottosuolo; ancora, la consorteria imponeva alla aziende operanti nel proprio territorio di rifornirsi presso l'impianto di calcestruzzo riconducibile ad un altro fedelissimo, Daniele Prestanicola";
- Acquisizioni immobiliari. "Terreni, capannoni, immobili di pregio e interi compendi immobiliari, anche con il concorso di professionisti e di figure dirigenziali all'interno dei comuni, diventavano di proprietà di Rocco Anello attraverso l'intestazione fittizia a terzi. Ciò permetteva alla cosca, unitamente ad episodi di autoriciclaggio, di acquisire un patrimonio sempre crescente e al riparo da eventuali aggressioni da parte degli organi di legge".
- Truffe Inail. "Il meccanismo, predisposto e attuato con il concorso di un dipendente dell'Inail, si concretizzava mediante l'indennizzo per supposti incidenti sul lavoro dei quali veniva creata l'apparenza, anche tramite false assunzioni. Connesso a ciò anche la consumazione di delitti di estorsioni nei confronti dei percettori che non volevano consegnare loro la parte di denaro pattuita".
- Riciclaggio automezzi: la cosca si dedicava con altrettanta spregiudicatezza al riciclaggio di automezzi rubati o anche solo parti di essi.
- Armi. Un vero e proprio arsenale quello rinvenuto e sequestrato: fucili, carabine, kalashnikov, pistole di diversi calibri e munizionamento. Le indagini condotte hanno fatto emergere come il traffico di armi venisse svolto anche in Svizzera.
- Droga. "L'attività di indagine ha evidenziato la operatività di una specifica organizzazione dedita alla produzione e al traffico di sostanze stupefacenti. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati ingenti quantitativi di sostanza stupefacente: quattro piantagioni di marijuana per un totale di circa 6000 piante, 65 kg circa della medesima sostanza già essiccata e pronta per essere immessa sul mercato; è emersa, altresì, l'opera di approvvigionamento di eroina nella provincia di Foggia".
- Aiuti pubblici. "Tre indagati destinatari del fermo avevano ottenuto il "Reddito di Cittadinanza". Due imprese, riconducibili ad altrettanti indagati destinatari del fermo, hanno avuto accesso al "Fondo centrale di garanzia PMI", misura di sostegno statale per l'accesso agevolato al credito, rivolto sia alle piccole e medie imprese che alle persone fisiche, la cui attività imprenditoriale era stata danneggiata dall'emergenza COV1D-19; una di tali imprese è anche oggetto di provvedimento di sequestro d'urgenza.
Dal settore turistico alle acquisizioni immobiliari: l'operazione "Imponimento" svela tutti gli interessi del clan di Filadefia (Video)

Dal settore turistico a quello boschivo; dal movimento terre alle acquisizioni immobiliari; dalle armi alla droga; e poi gli interessi in Svizzera. Erano diversi i settori su cui la cosca Anello-Fruci, attiva tra Filadelfia ed i comuni limitrofi, aveva messo le mani secondo le indagini che questa mattina hanno condotto all'operazione antimafia internazionale "Imponimento", condotta dalla Guardia di finanza tra Italia e Svizzera. 74 i fermi di indiziato di delitto, 158 gli indagati, e tra loro il nome "eccellente" dell'ex assessore regionale delle giunte Chiaravalloti e Scopelliti e sindaco di Pizzo Calabro Francescantonio Stillitani.
Le indagini hanno permesso - spiega una nota - di ricostruire "molteplici attività delittuose poste in essere sul territorio nazionale e all'estero. I reati ipotizzati sono, a vario titolo, associazione mafiosa, associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, turbative d'asta, corruzione, fittizia intestazione di beni, ricettazione, riciclaggio, autoriciclaggio, detenzione e traffico di armi, danneggiamenti, traffico di moneta falsa, traffico di influenze illecite, truffe ai danni dell'Inail, reati ambientali: tutte le condotte contestate con l'aggravante della modalità e/o finalità mafiosa".
Una rete di vedette e informatori
L'associazione, ritengono gli inquirenti, usava l'intimidazione per "acquisire direttamente e indirettamente la gestione e il controllo di attività economiche, in particolare nel settore turistico immobiliare, condizionando i diversi settori della vita economica e sociale e affermando il controllo egemonico sul territorio anche mediante reciproci accordi tra cosche operanti in territori territoriali diversi". A supporto di attività così ampie e diversificate sarebbe stata creata "un'altrettanto estesa rete di informazione, curata da un notevole numero di personaggi posti a vedetta dei luoghi più importanti (abitazione del boss e dei suoi familiari, luoghi di incontro, vie di transito su Filadelfia), utilizzati come tramite per comunicazioni telefoniche o come quali informatori della cosca. Tra loro anche un appartenente alla Guardia di Finanza fermato con l'accusa di rivelazione cd utilizzazione di segreti d'ufficio, anche con l'aggravante di aver commesso il fatto al fine di procurarsi un indebito profitto patrimoniale, oltre che con l'aggravante della modalità e finalità mafiosa".
I legami con gli altri clan
I rapporti della cosca Anello-Fruci riguardano sostanzialmente tutte le maggiori cosche di 'ndrangheta: dai Mancuso di Limbadi ai Bonavota di Sant'Onofrio; dai Tripodi di Vibo Marina ai Lo Bianco di Vibo Valentia; dagli Accorinti di Zungri ai Tozzo-Chiefari di Chiaravalle Centrale; e ancora i Bruno di Vallefiorita, esponenti della consorteria dei Trapasso di S. Leonardo di Cutro; e poi le cosche della provincia di Reggio Calabria, i Pesce di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli. "Si tratta - spiegano gli inquirenti - di rapporti fatti di reciproci scambi e richieste per la risoluzione di problemi piuttosto che per la spartizione di affari e per il rifornimento di armi o droga. Le indagini hanno documentato, peraltro, alcun specifici "summit mafiosi", tra gli esponenti di vertice della cosca Anello ed esponenti della cosca Mancuso e Tripodi, oltre che della 'ndrina Lo Bianco-Barba. Si tratta di "summit" finalizzati a chiarire disguidi o incomprensioni riguardanti, tra gli altri, l'affidamento dei lavori nei settori di influenza dell'organizzazione criminale, quale lo sfruttamento delle risorse boschive, ovvero pretese dei gruppi criminali nei confronti di un imprenditore del settore turistico ritenuto organico alla consorteria Anello".
I settori controllati dal clan