Incidente politico sul tema dei "vitalizi", ecco perché la Calabria ha bisogno di partiti forti e capaci di indirizzare gli eletti

Ci sono incidenti politici, come quello capitato nel corso dell'ultima seduta del Consiglio regionale sul tema scottante dei “vitalizi”, che vanno molto al di là dell'oggetto del contendere e contribuiscono ad aprire un solco sempre più profondo con l'opinione pubblica. La repentina cancellazione di quello che oggi (pare di capire da alcune dichiarazioni, ma aspetteremo la seduta di domani dell'Assemblea di Palazzo Campanella per un giudizio definitivo) viene definito un “errore” quasi di natura tecnica, aggrava ulteriormente il rapporto già non facile tra eletti ed elettori, fra partiti e cittadini. Dal punto di vista mediatico sarebbe stato meglio restare sulla posizione, piuttosto che intervenire a traino dei media che hanno rumorosamente sollevato il problema. Restare sulla posizione e spiegarla, motivarla, difenderla se ritenuta giusta e degna di un voto così ampio. No! Si è scelta, come sembra al momento, la strada opposta: cancellare quanto approvato (tutto o in parte, lo vedremo), dando quindi piena ragione a quanti avevano iniziato a lanciare fortissime critiche.
Ma lasciamo perdere, per un attimo, la questione prettamente tecnico-giuridica sui cosiddetti vitalizi (precisando, tra l'altro, che eventuali privilegi economici, in questo Paese, non riguardano solo la politica ma anche e soprattutto i livelli più alti di certa burocrazia o di certi apparati), e chiediamoci perché gli eletti di Palazzo Campanella non abbiano maturato una riflessione profonda sul mutamento dei tempi, e quindi sulla necessità di dimostrare nei fatti segnali di svolta. Una risposta possibile è quella relativa al sistema elettorale con preferenza unica, per cui l'eletto, che viene fuori da una selezione durissima, immagina di avere cinque anni di tempo e di lavoro istituzionale per consolidare il proprio pacchetto di consensi, perdendo un po' di vista, forse, il quadro generale, politico ed economico-sociale. Un'altra risposta concerne il ruolo dei partiti che dimostrano nel loro complesso, e con ovvie leggere differenze tra l'uno e l'altro, di non avere tutta la forza o la voglia di imporre scelte politico-programmatiche forti ai propri gruppi di riferimento e di assumersi completamente la responsabilità di pensare al presente e al futuro della Calabria.
In un teorico sistema politico-istituzionale perfetto, i provvedimenti normativi approvati dal Consiglio dovrebbero essere la diretta conseguenza di politiche di ampio respiro impostate dai diversi partiti e poi elaborate, anche sul piano tecnico, dai gruppi consiliari. Un'impostazione di questo tipo risponderebbe all'impegno assunto con gli elettori che votano prima di tutto una lista, e quindi un simbolo carico di contenuti, e poi un candidato, in un disegno che dovrebbe essere corale e unitario. Non è così, o lo è solo in rari casi. Ne è prova il silenzio, o quasi, dei diversi partiti regionali rispetto a questa performance molto negativa sui cosiddetti “vitalizi”, sommato a quello dei capigruppo e dei gruppi che rappresentano i diversi simboli politici all'interno dell'istituzione.
Quanto accaduto nell'ultima seduta del Consiglio regionale della Calabria dimostra che la democrazia senza partiti forti è zoppa. Sono proprio i tanto vituperati partiti, i cui destini sono stati devastati da quanti hanno combattuto in questi ultimi lustri la degenerazione partitocratica, a dover ritrovare smalto e ruolo, anche per dare indirizzi programmatici precisi agli eletti che, candidandosi in una lista, hanno sposato prima di tutto un progetto politico. Tanto varrebbe, altrimenti, se a pesare dovessero essere solo le preferenze degli eletti, annullare le liste di partito e presentare dei “listoni” a sostegno dei candidati alla presidenza, legando quindi la scelta dell'elettore non ai simboli (che ripetiamo sono carichi di significati) ma soltanto alle persone. La Calabria necessita di partiti forti e autorevoli che facciano da cinghia di trasmissione tra le esigenze della società e i Palazzi del potere.