Coronavirus, via libera a tutti gli spostamenti: una nuova sfida in cui servirà grande attenzione

Il via libera lo ha confermato il ministro della salute, Speranza, al termine del vertice tra il presidente del Consiglio, Conte, ed i capi delegazione della maggioranza. “Al momento non ci sono ragioni per rivedere la riapertura agli spostamenti, anche se monitoreremo l’andamento della curva”. È il segnale che ormai la decisione è presa e che si può mantenere fede a quanto scritto nell’ultimo decreto: da mercoledì prossimo, dopo 86 giorni dall’inizio delle restrizioni per contenere l’epidemia da Covid-19, gli spostamenti all’interno del territorio nazionale saranno liberi, sebbene resti l’obbligo di autocertificarli.
L’ultimo monitoraggio dei dati delle regioni nella fase-2 è stato decisivo: Conte ne ha parlato con Speranza, e quest’ultimo gli ha confermato che tra il 18 ed il 26 maggio, cioè nella prima settimana dopo la riapertura quasi totale delle attività economiche e lo sblocco degli spostamenti intraregionali, i dati erano incoraggianti, e cioè il trend da contagi continuava a scendere e non c’erano più situazioni critiche. Resta ancora da capire se dal confronto imminente fra il ministro Boccia ed i presidenti delle regioni possa emergere qualche altra differenza di vedute, ma ormai si va verso lo sblocco totale, senza differenze tra territori a basso rischio e quelli in cui il contagio fa ancora segnare numeri non del tutto rassicuranti. E, guarda caso, sono proprio questi ultimi a guidare il fronte dei riaperturisti, Lombardia, Piemonte e Liguria, le tre regioni in cui si registra il maggior numero di casi positivi, e poi Friuli, Veneto, Emilia Romagna e Marche. Lazio, Campania e Puglia sono invece sulla linea della cautela, mentre la Calabria invoca controlli nelle regioni in cui i contagi sono tuttora alti, anche se non chiude ad alcuno, come ribadito anche ieri dalla presidente Santelli.
In quasi tutte le regioni gli indici di trasmissibilità Rt sono al di sotto di 1, ed il trend di nuovi casi è in diminuzione ma c’è da dire che l’incidenza settimanale è ancora molto eterogenea e che nelle regioni nelle quali il numero di casi è ancora elevato la situazione resta complessa, seppure in fase di controllo visto che dal monitoraggio del ministero della Salute non si registrano segnali di sovraccarico dei servizi ospedalieri. Dal 3 giugno, però, i movimenti delle persone cresceranno per frequenza ed entità, e dunque sarà ancor più necessario il rispetto rigoroso delle misure per ridurre i rischi di trasmissione, a partire dall’igiene individuale a dal distanziamento fisico. Ed ovviamente sarà necessario pure continuare a rafforzare i servizi territoriali di prevenzione per fronteggiare eventuali recrudescenze epidemiche.
Un richiamo giunto in maniera perentoria dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Brusaferro, il quale ha detto che ci si avvia verso una sfida ancora più importante, che richiederà una capacità ancora maggiore di rispondere ad eventuali focolai, identificando ed isolando precocemente i casi sospetti. Brusaferro ha anche confermato i timori per l’autunno, stagione che favorisce la diffusività dei virus, perché si starà di meno all’aperto, e che scatena anche altre sintomatologie di tipo respiratorio. Insomma, il virus è fra noi e ci resterà ancora a lungo, le persone ancora suscettibili sono tante e quindi i comportamenti dei singoli sono le misure più efficaci per ridurne la diffusione.