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Coronavirus e Fase 2, continua il duello istituzionale: Calabria terreno di scontro

Coronavirus e Fase 2, continua il duello istituzionale: Calabria terreno di scontro
Lunedì scatta la fase-2 per 4 milioni e 400 mila lavoratori, mentre altri 2 milioni e 700 mila dovranno continuare a restare a casa. Una ripresa non esente da paradossi nel senso che torneranno in attività soprattutto gli ultracinquantenni più che i giovani, specie nel nord Italia, che come si sa è l'area tuttora più esposta al contagio. Ma il principale terreno di scontro del controverso e multiforme duello tra governo e regioni resta sempre la Calabria. Dopo l'ordinanza di mercoledì sera con la quale la presidente Santelli ha riaperto bar e ristoranti, alla quale il governo ha risposto con una diffida e l'invito a ritirare il provvedimento, la battaglia si è spostata sul piano dialettico. Il ministro per gli affari regionale, Francesco Boccia, ha detto che quello della Calabria è il classico caso di una cosa fatta contro una misura nazionale chiara, ed ha aggiunto che bar, ristoranti e parrucchieri hanno bisogno di linee guida e di una valutazione ulteriore, che verrà fatta proprio nel periodo tra il 4 ed il 17 maggio. "Cosa succede – ha chiesto Boccia - se un bar apre e poi si ammala un lavoratore, uno chef, un cameriere?". Dura la replica del presidente del Consiglio regionale, Domenico Tallini, il quale avvisa il governo che se andrà oltre la diffida la regione Calabria risponderà con altrettanta fermezza. Tallini invita l'esecutivo a rinunciare alla prova di forza ed a perseguire la strada del dialogo e della leale collaborazione. "In Italia – dice Tallini – non esiste la clausola di supremazia che consente al potere centrale di sospendere l'autonomia delle regioni. La Calabria in questi mesi è stata estremamente responsabile, e se oggi ha la minore incidenza di contagi rispetto alla popolazione vuol dire che i calabresi hanno fatto buon uso della propria autonomia". Tallini sostiene che l'ordinanza della Santelli non si scosta dalla linea della responsabilità ed aderisce alla tendenza di una graduale riapertura delle attività economiche. Ma lo scontro è anche interno alla nostra regione. Il Pd calabrese accusa la Santelli di aver mentito affermando, due giorni fa, che in occasione della seduta del Consiglio regionale dedicata al bilancio sia arrivata una mozione con la quale proprio i democratici chiedevano la riapertura di bar e ristoranti. Un tentativo, secondo il Pd, di scaricare la responsabilità di una scelta illogica e contestata da amministratori locali e comunità scientifica. Anche il Movimento Cinquestelle chiede il rito dell'ordinanza: per i parlamentari calabresi Sapia, Parentela, D'Ippolito e Granato non sono stati considerati i rischi indicati dall'Istituto Superiore di Sanità e dalla comunità scientifica. I tre deputati e la senatrice pentastellati hanno affermato che se a causa delle riaperture si verificasse una ripresa dei contagi ricorrerebbero immediatamente alla magistratura perchè accerti eventuali responsabilità.