Da un lato l'ordinanza della presidente della giunta regionale che impone che si facciano i tamponi in tutte le strutture sanitarie. Dall'altra l'impossibilità concreta di farli questi tamponi, e poi di analizzarli nei laboratori preposti. C'è un punto di rottura nel percorso tra l'ordinanza firmata da Jole Santelli il 27 marzo scorso e la sua reale applicabilità. E lo evidenziano alcuni sindaci del Crotonese, a partire dal primo cittadino di Cotronei Nicola Belcastro. "In ottemperanza all'ordinanza regionale che impone di effettuare i tamponi su tutti gli operatori sanitari e sui pazienti più a rischio delle strutture sanitarie - spiega Belcastro - il 31 marzo scorso abbiamo fatto richiesta ufficiale di avere i kit per effettuare questi tamponi. Ad oggi l’Amministrazione comunale di Cotronei non ha ricevuto alcun riscontro. E a Cotronei le strutture in questione sono ben 19, con circa 700 tra operatori e pazienti che arrivano da mezza Calabria". Dello stesso tenore le rimostranze di altri sindaci del Crotonese: un gruppo che ha interloquito col prefetto di Crotone Tiziana Tombesi e con l'Asp, che hanno mostrato di condividere le perplessità legate a questa vicenda.
La questione è delicatissima perché all’interno di queste strutture lavorano operatori provenienti anche da altri territori, e dunque "il rischio di contagio è elevato non solo per gli ospiti, ma per l’intera comunità”. E invece “mi è stato detto – prosegue il primo cittadino di Cotronei – che non ci sono né le condizioni per eseguire i tamponi, né quelle per analizzarli. E allora, che senso ha l'ordinanza regionale? Ci si può limitare ad emetterla senza verificarne l'effettiva applicabilità? L'ordinanza è condivisibile, certo, e l’obiettivo comune, condiviso con le direzioni delle strutture, è quello di evitare che le tragiche esperienze verificatesi in altri territori calabresi vengano replicate anche nella nostra realtà. Ma l'impressione è che la presidente Santelli si sia limitata ad emetterla, senza poi curarsi che venga attuata”.
