Coronavirus, le vittime salgono a 61: 19 sono anziani ospiti della casa di riposo di Chiaravalle

La 61 ma vittima del coronavirus in Calabria, la 24.ma in provincia di Catanzaro, è un altro degli anziani ospiti della casa di riposo “Domus Aurea” di Chiaravalle Centrale che versavano in condizioni critiche al policlinico “Mater Domini” di Catanzaro. Col decesso di oggi sono 19 gli ospiti della residenza per anziani morti dalla scoperta del focolaio, anche se da quel poco che filtra dalle autorità sanitarie le condizioni degli altri pazienti ricoverati sarebbero leggermente migliorate, il che fa sperare che il bilancio non diventi ancora più tragico. Coloro che non hanno bisogno di cure intensive potrebbero presto essere trasferiti dal policlinico in altre case di riposo.
Intanto, con l’avvicinarsi della Pasqua crescono i timori per gli spostamenti ed anche la tensione a livello istituzionale: stamattina il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ha firmato un’ordinanza con cui blinda lo Stretto di Messina da domani fino al 13 aprile, giorno di Pasquetta. Evidente l’obiettivo di scongiurare scampagnate e sconfinamenti ingiustificati, anche se è scontato che il provvedimento susciterà reazioni e polemiche. L’ordinanza specifica che gli unici autorizzati a traghettare saranno uomini e donne delle forze dell'ordine ed armate, operatori sanitari e lavoratori pendolari, purché abbiano validi motivi per farlo. Ieri era stato il sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, a rendere nota la chiusura del porticciolo turistico per evitare assembramenti. Da oggi e fino a lunedì è stato disposto il divieto di transito veicolare e pedonale lungo l'intero litorale di Tropea, eccezion fatta per i residenti, e sono state stabilite multe da 125 a 500 euro. Mai prima d’ora il porto turistico di Tropea era rimasto chiuso.
Stamattina lo Svimez, i cui studi offrono uno dei più dettagliati punti di vista sullo stato dell’economia del Mezzogiorno, nel report sull’impatto sociale ed economico delle misure anti-coronavirus, afferma che il confinamento degli italiani è stato e continua ad essere uno shock senza precedenti, e che nella storia repubblicana questa è senza alcun dubbio la più grave crisi per la società e l’economia italiane. Anche perché del tutto inattesa, di natura esogena, dai rapidissimi tempi di propagazione, e con impatti sui livelli di attività economica e sul lavoro più profondi, più concentrati nel tempo e più pervasivi rispetto all’ultima grande crisi del 2008. Uno shock inedito e congiunto di domanda ed offerta che sta producendo effetti che non fanno differenze tra nord e sud del Paese, al di là di quelle legate all’emergenza sanitaria. Lo Svimez spiega che le limitazioni interessano il 34,3% dei lavoratori dipendenti e il 41,5% degli indipendenti anche se al nord l’impatto sull’occupazione dipendente è più forte per l’effetto della concentrazione territoriale di aziende di maggiore dimensione e solidità, mentre al sud sono gli indipendenti i più penalizzati a causa di strutture più fragili e frazionate. Nel Mezzogiorno, rischiano di più medie e grandi imprese anche se l’incertezza su tempi e modalità delle riaperture minano le prospettive di tenuta delle capacità produttive. Lo Svimez stima che le imprese meridionali abbiano una probabilità di uscita dal mercato che è quattro volte superiore rispetto a quelle del centro-nord.