Doni e messaggi agli operatori sanitari, ma stavolta il cuore grande della Calabria non basta. Stavolta serve il cervello.

"A voi guerrieri che state combattendo giorno e notte contro questo virus, non sappiamo cosa state passando o i momenti di malinconia quando il vostro stress è alle stelle, ma sappiamo che questo lo state facendo per noi e per voi. Forse questo messaggio non è niente, ma spero che il nostro sostegno e questo piccolo pensiero vi strappi almeno un sorriso. Forza ragazzi, noi siamo con voi. Andrà tutto bene". Questo è uno dei messaggi che di tanto in tanto arrivano in questi giorni al Pronto soccorso dell'ospedale di Crotone, accompagnati da dolci, pizza, e tante piccole attenzioni che i cittadini (e non solo a Crotone) stanno inviando per far sentire a medici, infermieri ed operatori sanitari la vicinanza di tutta la popolazione.
Ancora un volta la città, ma la regione tutta, sta mostrando il gran cuore che l'ha sempre contraddistinta. Ma stavolta il cuore non basta, per quanto grande possa essere. Oggi serve il cervello, e serve come non mai. E' con la ragione che si sconfigge questa pandemia: è col cervello, con la responsabilità che bisogna agire per batterla. Ai medici, agli operatori sanitari tutti, oltre alla solidarietà ed alla vicinanza serve che ciascuno di noi si adoperi per limitare il contagio. Quel che serve loro è il rispetto delle regole, il rispetto per l'altro. Quel che serve loro è che la gente non esca di casa, non continui a sentirsi invincibile, capisca definitivamente che non è responsabile solo della propria vita, ma anche e soprattutto di quella degli altri.
E allora pensiamoci tutti, poniamoci delle domande. Gli operatori sanitari hanno anche loro una famiglia; proviamo a pensare alla preoccupazione costante, alla lontananza forzata cui sono costretti in questo momento in cui ciascuno di noi vorrebbe avere vicino solo la sua famiglia. E' giusto che un medico o un infermiere, o un vigile del fuoco o chiunque altro corra il rischio di contagiarsi per soccorrere una delle persone che si ostinano ad andare in giro in gruppo, ad uscire per uno sfizio? Che ricadute avrebbe un eventuale contagio sulla sua famiglia, sui colleghi, sul sistema sanitario, su quel fragilissimo equilibrio su cui si basa la tutela della salute di noi tutti?
Pensiamoci: usiamo il nostro enorme cuore, certo, ma stavolta usiamo soprattutto il cervello.
Francesca Travierso