Vai al contenuto
PUBBLICITÀ

'Ndrangheta, gli arsenali ritrovati nel Vibonese servivano per un attentato ad un rivale (VIDEO)

'Ndrangheta, gli arsenali ritrovati nel Vibonese servivano per un attentato ad un rivale (VIDEO)
Si stavano preparando ad uccidere. Nel mirino c'era un rivale, un uomo di una cosca nemica. Ma il piano era stato predisposto e le armi non erano un problema. Le armi, appunto, quelle trovate il 20 ottobre 2019 ed il 6 febbraio scorso dai carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia e dello squadrone Cacciatori di Calabria, sigillate all'interno di alcune pareti. Fucili automatici, pistole, munizioni e giubbotti anti-proiettile, un arsenale che secondo gli investigatori era a disposizione della cosca Pardea Ranisi e che fra l'altro sarebbe dovuto servire per assassinare Rosario Pugliese, il latitante appartenente ad una cosca avversaria che si era deciso di punire. In merito a quei ritrovamenti ed alla pianificazione dell'omicidio di Pugliese sono state eseguite quattro ordinanze di custodia cautelare nei confronti di quattro persone, vale a dire Francesco Antonio Pardea, Marco Ferraro e Filippo Di Miceli, già arrestati nel dicembre scorso nell'operazione "Rinascita-Scott", e la moglie di Miceli, Maria Piperno, posta agli arresti domiciliari. Il primo arsenale trovato, quello del quartiere Piscopìo dell'ottobre del 2019, risaltò dal punto di vista mediatico anche perché, a parte un kalashnikov, fucili a pompa, pistole e polvere da sparo, vennero scoperte anche scritte che richiamavano i riti di iniziazione alla ndrangheta impresse su un muro, oltre a soldi in contanti e marijuana già divisa in dose. Erano i nomi dei tre cavalieri spagnoli usati solitamente dalle ndrine durante i riti di affiliazione. Il ritrovamento fu uno dei risultati dei servizi straordinari di controllo del territorio disposti dopo la sparatoria che costò la vita al 21enne Salvatore Battaglia, e portò ad un arresto e due denunce per detenzione di armi clandestine, anche da guerra, e di droga. Anche il secondo arsenale è stato scoperto, tre settimane fa, nel quartiere Piscopìo, all'interno di un'abitazione: in quel caso vennero trovati due pistole calibro 7,65, due caricatori, circa 300 munizioni tra proiettili e cartucce di vario calibro, materiale per conservare le armi ed un giubbotto anti-proiettile. Il proprietario dell'immobile era stato arrestato. Che la ndrina vibonese abbia un ruolo di rilievo nel panorama criminale calabrese e fosse strettamente saldata alle cosche di San Luca ed al gotha della ndrangheta reggina, per gli investigatori lo confermano anche le risultanze dell'operazione "Rinascita-Scott" ed anche l'incontro monitorato nel 2009 tra gli esponenti di vertice della cosca vibonese, Bartolomeo Arena, Domenico Camillò e Antonio Chiarella, con Domenico Oppedisano, arrestato in seguito all'operazione "Crimine" e ritenuto il capo indiscusso della ndrangheta.