I fari del Csm puntati su Catanzaro, oggi e domani la "ricognizione ambientale"

Ricognizione complessiva delle condizioni ambientali era scritto nella nota con cui il Consiglio superiore della magistratura annunciava la visita di due giorni a Catanzaro della prima commissione, quella che si occupa di esposti, ricorsi e lamentele varie dei magistrati, che è investita delle richieste di difesa del prestigio e dell’indipendenza delle toghe e che decide sulle eccezioni di compatibilità ambientale, come nel caso dell’ex procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, per il quale, tuttavia, il 27 gennaio scorso è stata la sezione disciplinare del Csm a decidere il trasferimento a seguito della guerra col procuratore Gratteri, culminata con la famosa intervista a Tgcom24 all’indomani del maxi-blitz legato all’inchiesta “Rinascita-Scott”.
Ma neanche la fredda e paludata terminologia burocratico-giudiziaria riesce a mascherare la delicatezza della missione che la prima commissione dell’organo di autogoverno dei giudici conduce oggi e domani nel distretto giudiziario di Catanzaro. Anche perché la situazione è sotto gli occhi di tutti, e negli ultimi mesi, tra liti, veleni ed infine arresti eccellenti, l’immagine del palazzo di giustizia è precipitata ai minimi storici. La prima commissione del Csm è presieduta dall’ex procuratore di Messina, Sebastiano Ardita, ed è composta dai togati Antonio D'Amato e Giovanni Zaccaro, e dal laico Filippo Donati. Davanti a loro sfileranno i vertici degli uffici giudiziari, ovvero, il presidente della Corte d’appello, Domenico Introcaso, il procuratore capo, Nicola Gratteri, l’attuale procuratore di Vibo Valentia, Camillo Falvo, che fa parte del consiglio giudiziario del distretto, ed il prefetto di Catanzaro, Francesca Ferrandino.
L’allontanamento di Lupacchini, i provvedimenti nei confronti dell’ex procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla, indagato per falso e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, e dell’ex procuratore aggiunto di Catanzaro, Vincenzo Luberto, indagato per corruzione in atti giudiziari per i suoi rapporti con l’ex parlamentare Ferdinando Aiello, tutti e due trasferiti a Potenza, presso la sezione civile, l’arresto per corruzione in atti giudiziari e la sospensione del presidente di sezione della Corte d’appello e della commissione tributaria provinciale, Marco Petrini: troppi i casi che affliggono gli uffici giudiziari del capoluogo di regione perché il Csm se ne stesse a guardare. Anche perché, dopo la decisione del giudice Petrini di collaborare coi colleghi della Procura di Salerno, sono sempre più insistenti le indiscrezioni sul possibile coinvolgimento di altre toghe nell’inchiesta “Genesi”. E la magistratura non può permettersi ulteriori crolli di reputazione.